Nel mirino di Vale

Bersaglio acquisito. E non attenderà nemmeno l’ordine di fare fuoco. Lo farà e basta; e a noi non resterà che constatare gli effetti, se ce ne saranno.

Nel mirino di Vale adesso c’è Jorge Lorenzo, nessun altro. Paradossalmente in questa fase della stagione ci sta che di Stoner e del rischio che metta in scena una fuga australiana a Rossi importi meno. Molto meno, rispetto alla priorità per lui urgente, anzi necessaria, di mettere ad ogni costo le sue ruote davanti a quelle di Jorge Lorenzo.

Lo sguardo di Rossi è fisso lì, sullo spagnolo, le orecchie sono tese alle dichiarazioni concilianti del compagno di squadra spagnolo, che agli avversari concede buone parole udibili, ma che per gli avversari cova ulteriori minacce possibili. E a Rossi questo non piace. Non ci sta che un altro, con la sua moto, si metta in mezzo e se l’intenzione è quella di provarci da subito, Valentino ritiene che la soluzione sia univoca: stroncarla sul nascere.

La favoletta dei due compagni che ottengono un risultato utile per la squadra  non commuove più nessuno. Forse mai nessun caso di rivalità nello stesso box è stato più vivo di questo, anche se i due hanno imparato a fornirci un’immagine di sè matura e rispettosa. Rispettarsi si rispettano, sì, è un fatto, ma ognuno va per la propria pista, sperando di non incrociare mai l’altro, per manifesta superiorità. Continua a leggere

Repetita iuvant. A mentire

Che dietro a tutti questi magheggi ci sia la politica, va bene: l’abbiamo capito. Come il fatto che il vero obiettivo di Mosley fosse l’uscita del detestato Dennis: d’accordo. Resta però una considerazione. Relativa alla McLaren. Questi simpatici monelli non possono combinarla (come dicevano i nonni) e poi, trascorso un po’ di tempo, combinarla un’altra volta. Meglio: possono anche, se nel sangue hanno il cromosoma dei furbetti, ma chi governa dovrebbe metterci una sacrosanta pezza, altro che condizionale. Continua a leggere

Bravo Paracarro!

Ha ragione Ross Brawn: nemmeno un errore da Jenson Button in queste prime quattro gare. Ora, siccome abbiamo scritto proprio qui che le grandi macchine fanno sembrare grandi anche piloti di media taglia, possiamo onestamente riconoscere al Paracarro più bello del Mondiale qualche merito.

La misura può offrirla Barrichello che nelle stesse condizioni pare davvero un pensionato, poveretto, nonostante si ostini a raccontare che, se non fosse stato per la Ferrari, lui a Schumi gli avrebbe fatto un mazzo così. Continua a leggere

La corsa vera

La corsa vera è quella che abbiamo visto e commentato a Motegi. La corsa vera è quella in cui il risultato non è scontato, i sorpassi non si contano, i piloti buoni restano vicini, le gomme e gli assetti sono misteriosi fino al via e anche dopo. Pare insomma che la ricetta per una gara riuscita, bella da vivere e da vedere, sia nella confusione totale. In una griglia di partenza nata senza qualifiche, nel dubbio che le scelte siano tutte sbagliate. Continua a leggere

Le bestie nere

Motegi sotto il diluvio

Motegi sotto il diluvio

E adesso? Adesso i paesi perseguitati dalla siccità si organizzeranno per convocare in massa il motomondiale, che è molto meglio di una danza della pioggia.

E giù acqua, come se piovesse, per l’appunto. Ci sono tre italiani in pole, giacchè per fare lo schieramento non c’era altro che i tempi delle libere.

Benissimo! Ma l’anomalia che ha prodotto il risultato è triste e grottesca, pur rimanendo ineluttabile. Lo sport nazionale a questo punto è prendersela con Carmelo Ezpeleta, che rappresenta l’organizzazione, che è l’Ecclestone delle moto. In alternativa ce la si prende genericamente con le televisioni alle cui esigenze, secondo il luogo comune, si piegherebbe il motomondiale, sempre e comunque. Continua a leggere