Quei buchi non sono buchi

Venti pagine. 89 punti. Il grande festival della parola, dell’argomentazione, del cavillo prende forma nelle ‘motivazioni della sentenza sui diffusori’. C’è da dire che i cinque giudici della Corte d’Appello la questione se la sono presa piuttosto a cuore. Un milione di paragrafetti per mettere a tacere tutti quelli che, dopo otto ore di complicate dissertazioni tecniche, si erano meravigliati nel sentir dire che sarebbe stata una decisione ‘facile’.

Facile? Avevamo obiettato tutti. Ma come? Ci sono volute poche ore per la sentenza, la vera punizione è arrivata cinque giorni dopo. Punizione, diciamo, e non è un errore, perchè il documento in questione è tortuoso, faticosissimo da leggere. Le motivazioni hanno la pretesa di chiarire ed invece complicano. Si parla di regolamenti tecnici, ci si aggrappa al significato delle parole, come nemmeno in un saggio di linguistica. Continua a leggere