L’inizio della fine

Mosley non molla. Seguendo il suo delirio distruttivo, il presidente della Federazione Internazionale non ha fatto una piega di fronte agli argomenti e agli out-out dei costruttori.

Costringendo la Ferrari a compiere l’ultima mossa possibile, una mossa che sta nascosta in un contratto che lega Fia e Ferrari e che riguarda, crediamo, anche la materia tecnica. 

Il che significa cercare un confronto, questa volta in tribunale, per evitare di tener fede alla propria minaccia e cioè di uscire dalla Formula 1.

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Ora parliamo di moto!

La solita scena, che si ripete ogni anno dal primo test di Rossi sulla Ferrari. Lui arriva nella sala stampa del motomondiale e attorniato dai giornalisti italiani, indossando un’espressione mista tra lo sbigottito e il sorpreso, risponde preparato al domandone: è vero che ti interesserebbe la Ferrari? Che tu interessi a loro?

La gara di Le Mans diventa così un orpello ingombrante tra questioni più serie, tipo la Ferrari appunto. Alla quale, ci risulta, Valentino ha già detto un no quando la questione fu veramente cruciale e la sua carriera fu davvero ad un bivio. Non sa dire di no, non sa fare lo scocciato alla domanda-tormentone, anche per non scontentare la Ferrari stessa per la quale (nella persona squisita di Stefano Domenicali) nutre rispetto e stima. Così la storia si trascina un altro po’, rifornendo di armi i critici, offrendo uno strumento gustoso per un lieve rilancio di immagine della Formula Uno più incasinata del secolo, scorso e attuale. Continua a leggere