Cento per cento Rossi

Ci è arrivato e il tempo è volato. Cento vittorie sono roba troppo grossa per lasciare spazi aperti a qualsiasi dubbio. Valentino Rossi, a trent’anni, non ha perso l’abitudine di rilanciarsi, di alzare l’asticella; non ha conosciuto l’inizio di quella parabola discendente che prima o poi tocca a tutti, vincenti, mediocri, scarsi.
La gara di Assen è tanto simbolica quanto noiosa. Giusto la capacità di apprezzare giri spaventosamente veloci può conciliarti con questo monopolio che tanto stride a confronto con l’ultimo giro tirato e assurdo di Barcellona.
La fuga solitaria e totale di Rossi è un’icona che sta bene accanto al numero 100. Solo, come dire che in 100 vittorie, tutto sommato è sempre stato il primo, anche quando non lo è stato. Va così, è una giornata di celebrazione che vive il suo contrappunto nella cattiva partenza di Lorenzo che – dicono – a causa di una brutta partenza ha consumato nei primissimi giri la gomma anteriore così tanto da rendere impossibile il ricongiungimento. E poi Stoner che, poveraccio, ha un conto grosso col proprio fisico. Non che sia malato, o malato grave. Ha un problema che finisce per stortargli le gare da due Gp a questa parte. Una gastrite forse, chissà. Qualcosa che sta lì, latente e che si rende presente e maledetto nel momento in cui lo stress è maggiore. Deve curarsi, subito, ci vuole poco e si ottiene molto. Continua a leggere

Vale ai tempi della crisi

Valentino Rossi è tornato alla pole. La 53esima per la precisione. Sono molte, anche se non si può dire che lui sia iscritto all’albo dei poleman professionisti. Anche gli olandesi fanno festa, perchè qui è tutto un giallo, nel senso del colore di Rossi. Come altrove.  E’ un trascinatore, piace di brutto, è in palla. Non gli serve altro se non una vittoria a cui puntano in molti, con i mezzi per farlo. Continua a leggere

Mosley ha perso. Di brutto

Fino a stamattina eravamo alle prese con una partita a poker giocata a distanza. A Parigi i giocatori si sono ritrovati allo stesso tavolo, con la possibilità di guardarsi finalmente negli occhi. Dopo i bluff di Max Mosley, i “passo” di Bernie Ecclestone, Luca di Montezemolo ha chiesto che gli avversari andassero a “vedere” il punto che aveva tra le mani, imbattibile ovviamente. Così Max Mosley ha perso di brutto, salvando almeno la forma, visto che rimmarrà al suo posto fino al mese di ottobre, quando è fissata l’elezione del nuovo presidente della Federazione. Continua a leggere

Sir Max l’immortale

Si dice che il potere dia alla testa. Che chi ne ha troppo perda i riferimenti. A volte succede e quando accade è uno spettacolo triste, perché rasenta il ridicolo. E’ il caso delle ultime uscite di Max Mosley, del suo progressivo radicarsi su posizioni che poco hanno a che vedere con il bene dello sport. E’ un peccato perché avrebbe potuto trattare alcuni temi importanti con logica e mantenendo il rispetto per i suoi interlocutori, vale a dire i team. Invece si è fatto schiacciare dal suo ego trasformando questioni di interesse comune nell’occasione per affermare se stesso. Punto.

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Brawn Gp, è finita la festa

In qualche modo Ross Brawn se lo aspettava. Trattasi di quanto accaduto nel fine settimana di Silverstone dove la sua armata invincibile ha accusato le prime bordate della concorrenza. Il senso del principio di una crisi da gestire delicatamente lo offre non solo il sesto posto di Jenson Button. E’ piuttosto la Ferrari di Massa improvvisamente vicina alla Brawn di Barrichello la cartina tornasole che segnala la fine dei giorni di festa. Continua a leggere