Cento per cento Rossi

Ci è arrivato e il tempo è volato. Cento vittorie sono roba troppo grossa per lasciare spazi aperti a qualsiasi dubbio. Valentino Rossi, a trent’anni, non ha perso l’abitudine di rilanciarsi, di alzare l’asticella; non ha conosciuto l’inizio di quella parabola discendente che prima o poi tocca a tutti, vincenti, mediocri, scarsi.
La gara di Assen è tanto simbolica quanto noiosa. Giusto la capacità di apprezzare giri spaventosamente veloci può conciliarti con questo monopolio che tanto stride a confronto con l’ultimo giro tirato e assurdo di Barcellona.
La fuga solitaria e totale di Rossi è un’icona che sta bene accanto al numero 100. Solo, come dire che in 100 vittorie, tutto sommato è sempre stato il primo, anche quando non lo è stato. Va così, è una giornata di celebrazione che vive il suo contrappunto nella cattiva partenza di Lorenzo che – dicono – a causa di una brutta partenza ha consumato nei primissimi giri la gomma anteriore così tanto da rendere impossibile il ricongiungimento. E poi Stoner che, poveraccio, ha un conto grosso col proprio fisico. Non che sia malato, o malato grave. Ha un problema che finisce per stortargli le gare da due Gp a questa parte. Una gastrite forse, chissà. Qualcosa che sta lì, latente e che si rende presente e maledetto nel momento in cui lo stress è maggiore. Deve curarsi, subito, ci vuole poco e si ottiene molto. Continua a leggere