Belli e bastardi

Rossi è tornato a fare il passo. Non vincerà la gara forse, e forse non sarà in pole. Non è richiesto, ma non cede un centimetro alla prospettiva scontata di un mondiale già nelle mani dello spagnolo. Non lo pensa Rossi e non vuole che lo pensi nemmeno Lorenzo. No no! Si scambiano battutine al veleno, da lunga distanza, ma finendo ai ferri corti. Molto più corti di quello che Rossi ha nella gamba, più corti dei 23 millesimi che li separano dopo il primo turno.
È un po’ come quando la prof antipatica andava in vacanza lasciando la classe allo sbando tra le mani di una supplente buonissima (a volte in tutti i sensi) ma totalmente senza controllo. Poi la prof tornava, acida come prima. Ecco, la festa di Lorenzo è finita. Finite le interviste serene, tutto che girava intorno a lui. Tutto in assoluta libertà, niente e nessuno oltre il diaframma blu che separa le due metà roventi del team Yamaha. Ora, si alza Rossi e gli corrono dietro tutti, stampa spagnola compresa e in grande compattezza. Si alza Lorenzo ed ecco solo un trambusto leggero. In questi giorni va così, perché a Rossi preme riprendere possesso della scena e se può anche del risultato. Se può.

Lorenzo, che è cresciuto, lo sa e prova a non lasciarcisi condizionare. Anzi, alle battutine di Rossi risponde con le sue controbattutine, colpo su colpo. Si strappano la scena a morsi, senza indulgenza. Si tengono la pressione addosso. Vaffambagno all’unità del team, al lavoro comune, alla comune passione. Vaffambagno alla doverosa convalescenza, perché una volta che sei qui balli, come prima. Che lo sappiano anche gli altri.

È un istinto beluino che hanno i piloti vincenti, mentre quelli bravi, gentili, indulgenti e compiacenti stan sotto. In un pomeriggio Rossi e Lorenzo hanno rilanciato insomma le quotazioni dell’interesse di questo mondiale un po’ scontato, mettendoci gli attributi. Perché se c’è da prendere il posto del numero uno, quello del campione del mondo è bene essere attrezzati, su tutta la linea. Anche Stoner non fu indulgente all’epoca del suo mondiale. Non lo fu mai. Il pilota moderno è come i carabinieri e la polizia: sguardo attento e sempre in servizio.

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