Ducati intempestiva

La Ducati lascia in forma ufficiale la Superbike e ora tocca scegliere: lo consideriamo un colpo al cuore per quello che è e per quello che è stata la loro storia nelle derivate di serie,  oppure un autogol tra i più spettacolari? Il momento per l’annuncio non è affatto il migliore. A Bologna potrebbero aver deciso di cavarsi dente e dolore in un colpo solo. Va bene. Ma per farlo una settimana dopo l’annuncio di Rossi in rosso bisogna anche che siano attrezzati di ombrello, pure bello grosso, per prepararsi ad accogliere schizzi di fango e sillogismi inevitabili ma che evitare era meglio.

Il nome di Rossi nel comunicato della Ducati non è menzionato, come a sottolineare la mancanza assoluta di un legame tra le due decisioni. Il che è credibile. Come sarebbe credibile e anche legittimo il contrario. Il passo fatto nel verso dell’avventura di Rossi è senza dubbio totalizzante e merita una concentrazione speciale di pensieri, passioni e risorse.

La motivazione ufficiale passa invece per altrettanto fondate considerazioni economiche e tecniche. Lasciamo – dicono in sintesi – per concentraci sullo sviluppo di un nuovo prodotto di serie più avanzato. Lasciamo perchè il nostro bel mondiale Superbike ha sbracato allontanandosi, con i prodotti da corsa di Aprilia e Bmw, dallo spirito delle derivate di serie ed avvicinandosi alla MotoGP. La traduzione è più che plausibile.

Non è vietato realizzare moto straordinariamente avanzate come Aprilia e Bmw si stanno rivelando, intendiamoci, ma la Ducati si è misurata con uno scialo di mezzi economici da parte delle due concorrenti che è insostenibile per pensare di reggere il confronto in pista. Per amor di verità diciamo che altre marche vissero in passato la stessa esperienza sul fronte opposto, quando  la Ducati era considerata la casa che faceva il passo e a cui si adattavano i regolamenti. La storia è evidentemente cambiata.

Che Biaggi su Aprilia sia un binomio che fa comodo al mondiale Superbike almeno quanto Rossi in MotoGP ci pare un fatto poco confutabile. Che i tempi della Superbike più vicini che mai alla MotoGP siano uno strumento di confronto che fa pubblicità e marketing pure. A questo aggiungiamo il brutto momento che Ducati in gara attraversa con la sua 1198 soffocata dagli air restrictor per parificarla ai 1000 plurifrazionati, dal quale sembra davvero difficile uscire con rapidità progettuale. E forse, più che la moto ci sarebbe amche da pensare a due piloti del tutto in bambola. La conclusione è che tempi e modi coincidono malamente e una resa non è mai bella, soprattutto se, come in questo caso significa abbandonare d’un tratto le radici storiche e romantiche del ducatismo. Ci auguriamo che chi ha deciso ne sia pienamente consapevole.

L’operazione Rossi contribuirà a far dimenticare, ad aprire nuovi scenari,e il tutto sarà per merito di Filippo Preziosi che, curiosamente, delle migliori Ducati superbike è stato padre affezionato e che in questo momento, ne siamo quasi certi, è  anche il più triste ed orfano dei desmofigli.

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