Barrichello offusca Schumi

Alzi la mano chi avrebbe mai ritenuto possibile commuoversi di fronte a Rubinho. Bè, la smentita arriva da qui, da questo motorhome Williams sotto la pioggia di Spa. Riempito che neanche l’Hollywood a capodanno, con tutto il paddock a festeggiare i 300 di Barrichello.

Ecco, vederlo con gli occhioni lucidi, la maglietta commemorativa (larga!), il sorrisone fisso e i parenti incatenati al calice alto è stato commovente. Lui davanti alla mega torta fatta a Giro dell’oca, con i fumetti dei momenti migliori dal via (1993) in su. Lui con il papà che è lui un po’ più grande, con la sorella che è lui con la parrucca, per uno stampo di casa che nemmeno i Simpsons. Continua a leggere

Il pulpito di Mosley

Ovviamente, Max Mosley ha detto la sua. Argomento utile all’esternazione: Ferrari, naturalmente. Nello specifico: gioco di squadra ad Hockenheim, prevedibilmente. Le parole usate dal signor Max non sono però soltanto scontate. Sono comiche: “Io non darò alcun consiglio, ma di fronte all’attuale evidenza dei fatti ci dovrebbe essere una dolorosa punizione sportiva oltre che quella finanziaria, già inflitta”. Certo, lui non darà consigli ma intanto suggerisce, convinto di pesare ancora un bel po’. Continua a leggere

Quando cade il muro

Si comincia a vedere qualcosa. Per esempio, chi è galantuomo e chi no, chi caccia balle e chi no, chi le ha cacciate, chi ha fatto finta di. Mezzo Mondiale MotoGP con piloti che “corrono per” prima di “correre contro”. La verifica prima verrà dal rapporto Yamaha-Rossi che è stato bellissimo ma che rischia di diventare odioso. I primi segni sono arrivati da Brno dove Rossi ha girato un po’ troppo lentamente in gara spiegando che la spiegazione non l’avremo, non l’avrà mai (una frase che basta e avanza per dare una misura delle cose); dove Rossi ha provato robetta. Continua a leggere

Amore che vieni, amore che vai

C’è chi nasce con una tensione serena, che è persino difficile da dire e da comprendere. Darsi sfide, non fermarsi allo scontato, al semplice. Valentino Rossi fa così, quando le cose diventano scomode le cerca persino più scomode di prima, per soddisfare il bisogno prezioso di dare conferme a se stesso, mentre nel mondo nessuno ormai, con quello che ha fatto, gli chiederebbe più di darne. Ha scelto questa letterina, con le correzioni persino, che sa di amore e ha lasciato la Yamaha, con cui ha corso 7 anni, portando a casa 4 titoli mondiali, 45 vittorie sulle 104 della sua carriera, e diventando insieme a lei, per tutti, il pilota, di tutti i tempi. Continua a leggere

Fare e disfare

Serve pazienza, molta, per dare lettura del pezzo di carta più importante dell’anno: fino a domenica sera. Intanto siamo alle prese con una sfida già iniziata: tra Lorenzo e Rossi, primo e terzo, c’è un gran gap, c’è Dani Pedrosa, ma c’è una differenza sostanziale che allontana dalla verità. Il maiorchino ha usato la gomma dura, gli altri non hanno fatto in tempo. Le due moto blu, perlomeno domenica al via e salvo sorprese saranno vicine. Poi, vada come vada, saremo al dunque; a Rossi che sposta se stesso e tutto il suo team al posto di Stoner, che a sua volta ha chiesto e ottenuto da Honda un trasloco altrettanto massiccio del proprio team Ducati. Continua a leggere