E adesso?

di Alberto Porta

E adesso? Ora che quel bel sorriso rimarrà solo nelle immagini di repertorio, cosa accadrà, cosa si cercherà di fare per ridurre ancora di più il pericolo, abituale compagno di pista? Tanto si è fatto, in ogni caso. Per esempio, se avesse avuto un paraschiena come quelli che si usano attualmente, forse Wayne Rainey non sarebbe rimasto paralizzato il 5 settembre di 17 anni fa, proprio a Misano. Non si corse più sul circuito romagnolo fino al 2007, anche se non si era mai puntato decisamente il dito accusatore sulla pericolosità della pista che, peraltro, quando si correva in senso opposto, presentava il muretto troppo vicino all’asfalto dopo il curvone, punto dove si è innescato l’incidente fatale a Tomizawa.

Negli anni sono nettamente migliorati i soccorsi, dappertutto, i centri medici dei circuiti sono sempre più attrezzati. La Grand Prix Commission, che tutto decide, ha subito cancellato Suzuka dal calendario dopo la morte di Daijiro Kato, spirato il 20 aprile 2003, 14 giorni dopo il terribile impatto contro le barriere a bordo pista. E l’inchiesta non ha mai chiarito se ci sia stato o meno un guasto nella moto, che ha scartato improvvisamente a sinistra. Tante altre piste giudicate pericolose, soprattutto con l’avvento delle MotoGP da 250 cavalli, hanno perso l’omologazione, e i responsabili potranno chiedere di riaverla solo dopo aver effettuato importanti e costosi lavori.

Adesso, per spiegare l’incidente di Tomizawa, che, sia chiaro, è partito da un errore del pilota, c’è da indagare sull’erba artificiale che sta dopo il cordolo, a Misano come su altre piste. Alcuni piloti dicono che va bene, altri no. Ci saranno lunghe discussioni, si andrà avanti, con i ragazzi in moto a rischiare, sempre, perchè il rischio non lo puoi cancellare.

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