Le due facce di Jorge

L’angelo e il diavolo li ha nel simbolo che porta in giro per il mondo Jorge Lorenzo. Due opposti che a prima vista valgono il sole e la luna che ha sul casco Valentino Rossi. Invece sono diversissimi. Mentre Rossi ha una maniera lieve e disincantata di vivere il giorno e la notte intesi comunque a colori, Lorenzo ha il bianco o il nero, due maniere estreme e distinte di essere e di vivere.
Può essere duro, determinato, preda del proprio grugno da supereroe, come finire schiacciato dalla paura o dalle proprie tensioni. Può osannare l’avversario come denunciarlo; non sai mai. Questi sono (sarebbero, saranno) i classici temi discorsi approfondire in quelle analisi del campione che si fanno DOPO i mondiali vinti. Qui non siamo che alla vigilia di qualcosa che molto probabilmente accadrà.

Ed è in questa vigilia che le due facce di Lorenzo sono emerse alla grandissima. Tanto è stato secco, tecnicamente perfetto e motivato nell’ottenere la pole di Sepang, tanto è stato umano quando ha ammesso la sua paura per il giorno della gara. Non ha parlato di paura di perdere, quanto piuttosto di paura di farsi male, di ferirsi, richiamando  a quella consapevolezza dello sport praticato, da cui i suoi avversari di norma sfuggono scaramantici o fatalisti.

Ci ha colpito che il giorno prima Jorge pensi al giorno dopo temendo il peggio, mentre ha fatto il possibile per progettare il meglio che si è meritato e guadagnato attraverso le gioie sì , ma anche le sofferenze che evidentemente hanno lasciato un segno profondo.

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