Sic, la sfida è vinta

Ci sono persone che alleggeriscono, l’atmosfera, gli ambiti, le notizie, la vita. Qui c’è Marco Simoncelli che è capace di farlo e il suo è un ruolo tanto prezioso quanto spontaneo. Sono anni che vi facciamo una testa così sulla simpatia di Simoncelli e a questo proposito non c’è nulla di nuovo. È simpatico da sempre e lo rimane. C’è di più invece sugli altri fronti che lo riguardano: quello sportivo e quello umano. Simoncelli cresce davvero in pista. I suoi risultati migliorano a vista d’occhio e il gruppo di lavoro che gli sta attorno comincia a funzionare bene davvero. C’erano problemi di elettronica da affrontare e la materia in MotoGP è ormai complessa quanto basta per mandare in tilt tecnici e piloti al debutto. Sic, pur di avere attorno il clima che gli piace ormai da anni, ha voluto che anche i tecnici che lo hanno seguito in Honda fossero debuttanti della categoria, con esperienza zero, pur di averli con sè. Disposto ad accettare di avere pazienza anche con loro oltre che con se stesso, ha scelto di vivere un’avventura di squadra nel più individualistico degli sport.

Ha misurato il rischio, si è lasciato criticare dolcemente, ha atteso con pazienza i risultati, ma oggi può dire di aver vinto la sua sfida. Il passato di Marco Simoncelli è fatto di esperienze simili, di stagioni in cui si impara e stagioni in cui si mette a frutto l’appreso. Bastava non avere fretta, come da lui richiesto espressamente. Questo era l’anno per imparare, il prossimo sarà quello delle dimostrazioni.

Non ha mai protestato quest’anno Simoncelli, anzi, ha sviscerato i problemi mettendo in discussione prima Marco Simoncelli e poi il lavorodella Honda, del team, del gommista. Ha avuto e tenuto vicino suo padre Paolo per un ruolo di simbiosi vera e così straordinaria da sembrare un’anomalia nello sport in cui padri prima lanciano i figli e poi diventano il loro ostacolo principale. Nella famiglia Simoncelli, che è estesa a chi con lui condivide le esperienze, il rischio che qualcosa si rompa è remotissimo. Attorno a lui gira vorticosamente la positività ed essendo un merito pensiamo che come minimo gli vada riconosciuto, pubblicamente e pure un po’ con la gratitudine dei compagni di viaggio.

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