Alonso, il senso del leader

Comunque vada a finire considero questo l’anno più bello della mia carriera“.

Una frase che Fernando Alonso ha pronunciato alla vigilia di uno dei momenti più complicati da quando corre in Formula 1.

Da una parte c’è la consapevolezza di una missione ai limiti dell’impossibile perché recuperare 14 punti su Webber e trovarsi alla stessa quota di Vettel non rende certo facile il compito di Nando.

Dall’altra siamo alle prese con una sorta di dichiarazione di amore e di amicizia nei confronti della Ferrari, degli uomini che compongono il gruppo in rosso.

Parole che hanno probabilmente come obiettivo quello di spronare la squadra che nonostante la superiorità della Red Bull, nonostante gli errori, nonostante qualche problema di affidabilità nel corso dell’anno, si ritrova con un pilota ancora in lotta per il mondiale.

Anche in questo caso Alonso offre il senso del leader. Quando si è trattato di assumersi delle responsabilità lo ha fatto proteggendo la Ferrari, quando ha vinto ha sottolineato i meriti della della squadra. Insomma non si tratta di una frase di circostanza ma di qualcosa che Nando sente davvero. Non è un caso che prima della rimonta nel mondiale Alonso abbia passato giornate intere a Maranello, andando a pranzo i fabbrica con i meccanici, trascorrendo ore nel reparto corse.

Prima di lui nessuno aveva avuto questo atteggiamento. E’ vero, Schumacher si fermava a Maranello, ma lo faceva solo in occasione dei test sulla pista di Fiorano che oggi sono vietati. Raikkonen invece è sempre stato allergico al clima della bassa modenese. Alonso rappresenta quindi una bella eccezione perché non è da tutti mettere davanti in classifica una stagione non ancora risolta rispetto alle due nelle quali ha vinto il mondiale con la Renault.

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