“Alla Ducati non devo nulla”

Il vecchio Stoner è pazzo, un gran bel pazzo. È pazzo per come guida, per come cerca la vittoria, per come si butta nelle cose, per come reagisce, per come dice la verità, senza freni, senza remore. Il vecchio Casey quando trova la strada è un patrimonio incredibile sul quale la Ducati, tra alti e bassi, ha puntato, sul quale la Honda, sperando solo negli alti, punta di brutto. Ma una dichiarazione raccolta per Grand Prix Moto (in onda domani alle 13.30 su Italia 1) ci ha dato la sensazione di una mancanza di serenità nel giudicare questo rapporto con Borgo Panigale che sta viaggiando verso la sua conclusione.

Sostanzialmente abbiamo chiesto a lui e ai suoi colleghi più forti cosa si aspettino dalle ultime due gare, cosa vorrebbero, cosa pensano di dover fare, che compiti hanno insomma. Stoner aveva facoltà di rispondere tranquillamente che vorrebbe vincerle entrambe e buonanotte. Invece, sguardo dritto nella telecamera, è partito deciso dicendo: “Io non devo fare proprio niente. Non devo niente a nessuno, non devo niente alla Ducati, penso che non possano proprio lamentarsi di ciò che ho fatto per loro in questi quattro anni. Non gli devo altro. Ho dato alla Ducati il meglio della mia carriera e continuerò a farlo anche in queste ultime due gare. È il mio modo di intendere il lavoro ed è così che voglio essere”.

Urca! Ci è venuto il sospetto che avesse capito male la domanda, perchè nel tono e nelle parole di Casey si avverte il timore che qualcuno in Ducati possa recriminare su qualcosa, non riconoscergli qualcosa d’ altro. Pericolo che per la verità secondo noi Stoner non corre affatto. Forse è nella natura dei piloti quando affrontano un cambiamento, trovare un motivo forte che giustifichi il distacco, però non possiamo non pensare alle confidenze affidate a Wayne Gardner una settimana fa. Gardner, che da ex collega e amico di Stoner se lo poteva risparmiare, ha invece pensato bene di metterle nero su bianco sul sito www.waynegardnerapproved.com. “Casey mi ha spiegato perchè lascia la Ducati. Perchè si è sentito frustrato. Ho parlato molto con lui a Phillip Island e mi ha detto che la squadra non ha fatto grandi cambiamenti durante la stagione. Negli ultimi due anni lo sviluppo una volta partita la stagione  è stato quasi inesistenti. Ducati  non ha le risorse e i tecnici necessari a risolvere le problematiche che si presentano ”.

Un telaio che è cambiato completamente passando da una struttura in tubi d’acciaio attraverso una in alluminio per approdare ad una in carbonio; tre configurazioni di motore differenti, due forcelloni in materiali diversi, cinque o sei carene…ecco, non ci pare poco. Senza contare le migliaia di chilometri del test team, che sono già più di diecimila dall’inizio dell’800 cc ad oggi.

Tant’è, forse a Casey non basta. Forse la rottura del manubrio che qualche volta si è verificata in questo 2010 (ma solo… dopo le cadute) lo ha portato ad estremizzare l’incavolatura. Forse gli passerà. La fortuna è che in Ducati lo conoscono bene, sanno che certe bizze gli vanno perdonate perchè è fatto così, perchè gli vogliono bene per come è, per quello che restituisce. Anche Suppo lo conosce bene, ma gli altri Hrc che troverà sul suo cammino? Saranno disposti a perdonare ogni fiammata?

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