La scelta di Vale

Il famoso test, quello che potrebbe aprire una nuova era, si è fatto. E meno male che si è fatto ora a Valencia  e non a febbraio in Malesia. Sarebbe stato troppo tardi davvero, considerando la quantità di cose che Valentino ha dovuto provare e digerire, alcune peraltro anche senza digerirle. L’aspettativa era alta, altissima, forse troppo. Anzi, il più sorprendente di tutti è stato proprio Rossi, che ha lavorato con mentalità da test e approccio da collaudatore. Non nascondiamoci però dietro ad un dito: è vero che non bisognerebbe guardare il cronometro, come da indicazione della vigilia, ma se invece uno ci fa caso (e ci fa caso) il test è andato male e suggerisce una sensazione di vera fatica a trovare la strada con immediatezza. Si è scoperto ufficialmente che fra la Yamaha fatta a sua immagine e somiglianza e la Ducati ci sono differenze importanti. Il motore dell’italiana spinge di più, il posteriore attacca meglio sull’asfalto, caratteristiche che gli piacciono da matti. L’anteriore invece è quello che a Rossi pare il vero punto debole.

La Desmosedici, con lui sopra perlomeno, non ha l’entrata in curva fulminea e solida della M1 mentre tende ad  allargare la traiettoria in uscita. Han girato, lui e il nuovo team ( con il quale l’accordo in compenso è perfetto), attorno agli assetti. Ora si tratta di capire se è l’avantreno della Ducati che può essere trasformato per somigliare alla Yamaha o se sarà Valentino a doversi adattare alla guida esclusiva della Ducati. Siamo certi che la capacità di adattamento per la quale Rossi è sempre stato portato ad esempio non si sia persa per strada. Serve solo pazienza considerando che, del resto, nelle ultime stagioni la messa a punto ottimale nei weekend di gara è sempre arrivata in extremis.

Il lavoro dei due giorni di test  prevedeva che in base al cronometro avvenisse anche la scelta tra i due tipi di motore; scelta che invece è stata accantonata o rimandata per far fronte a quelle priorità che non hanno consentito al cronometro di parlare. Rossi è quindicesimo nella lista dei tempi. Ha dietro solo il debuttante Abraham e Toni Elias, davanti tutti gli altri, ma è anche il pilota che ha girato meno (50 giri meno di capirossi per dire) dedicandosi alle ingegnerie del box. Era bello lasciarlo andare in ospedale a Milano, dove lunedì si opererà alla spalla, con la certezza di un feeling immediato con la Ducati, era bello anche sapere Filippo Preziosi sollevato e non costretto a degli straordinari che invece forse affronterà.

Stoner, per prendere il più veloce di tutti, ha fatto il contrario. Non è perfezionista, è solo istinto, puro ed immediato, il pilota che senza dubbio sa essere il più veloce del mondo, tant’è che mollando la Ducati a Rossi per la Honda ha fatto il miglior tempo davanti a Lorenzo e a Ben Spies, quarto un grande Simoncelli che si conferma , quinto Pedrosa, sesto il compagno di Rossi Nicky Hayden.

Il livello insomma è e rimane tremendamente alto, per questo anche il valore della sfida che Rossi, tenendo duro e passando sopra le proprie difficoltà, ha raccolto è altissimo. Ora si tratta di aspettare febbraio, la Malesia, per vedere se quel punto di domanda sul casco rimane o svanisce a favore di un punto esclamativo come, con pazienza, crediamo.

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