Duro e più duro

Tra i due ci sono sei anni. Ventinove per Alonso, ventitre per Vettel. Luglio per entrambi, giorno 29 e quindi segno del Leone per Fernando, giorno 3 e quindi Cancro per Sebastian. Non si filano più di tanto ma sono stati a stretto contatto lungo una stagione memorabile. Alla fine ha vinto il tedeschino della Red Bull e dentro il gran finale di Abu Dhabi, così come per l’intera stagione al trionfo dell’uno corrisponde un errore o meglio un regalo dell’altro. Sono risorte le speranze di Alonso dopo il motore saltato a Vettel in Corea, hanno preso corpo le speranze di Vettel nell’ultima notte Mondiale dopo un errore strategico della Ferrari decisivo. Quindi, alla fine di un conto infinito di punti persi o raccolti per caso dai piloti in lotta per il titolo, non sorprende che il titolo l’abbia conquistato un campione irriducibile a bordo della macchina migliore. Non si è mai arreso nemmeno Alonso anche sopra una Ferrari non sempre pronta per fare il colpo e per questo ciò che è accaduto in dirittura d’arrivo risulta meno digeribile persino di errori più gravi commessi in momenti meno rischiosi. E produce a caldo, ma anche a tiepido una amarezza profonda. La Ferrari ha ricordato giustamente gli ingredienti di una stagione di altissimo livello, inattesa e arrivata dopo un 2009 di guai serissimi. Non è bastato per vincere, servirà per cercare rivincita immediata il prossimo anno. Con la consapevolezza di avere a che fare con la rabbia di Hamilton, forse il pilota più frustrato oggi, con la crescita impressionante di Vettel. Uno che non molla mai, uno che mette alla prova persino un duro conclamato come Alonso.

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