Beati i primi

Niente più divieti per gli ordini di squadra. La decisione, attesa e preannunciata, diventa ufficiale. E rende trasparente un comportamento diffuso e mascherato più o meno efficacemente sino a ieri. La ragione di squadra, del resto, prevale sempre, soprattutto in uno sport che fa ballare una quantità enorme di denari. Quindi, una buona notizia che arriva, paradossalmente, a poche settimane da un doppio titolo mondiale assegnato a chi, all’apparenza, ha evitato ogni manovra interna. La Red Bull si è vantata, con qualche ragione, di aver lasciato liberi i propri piloti persino nei momenti ad alto rischio-sconfitta. Che poi l’atteggiamento nei confronti di Vettel e Webber sia stato in tutto e per tutto identico, resta da stabilirlo al di là di quanto hanno mostrato le immagini delle corse. In ogni caso questa abolizione di un divieto assurdo, qualche problema lo crea. Ai piloti che dentro la propria squadra accusano ritardi rispetto al compagno di squadra.

La definizione della prima e della seconda guida potrà apparire palese e che nessuno la metta giù dura sull’argomento. In un quadro del genere un atteggiamento come quello offerto da Felipe Massa (e dal suo ingegnere al muretto) in Germania, condito da una overdose di pericolosissimo vittimismo, non avrebbe alcun senso.

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