Ciliegine sulle torte

La Ferrari? Bella, caspita, bellissima. La Mercedes? Elegante e minacciosa. La Sauber? Un po’ trista ma evoluta, persino moderna per essere svizzera. E la Renault con sponsor Lotus, nera e oro, uno spettacolo, in attesa di capire come faranno i piloti a respirare con una tuta tanto tetra, con due scarichi messi lì a bordo casco, roba da torrido stabile anche durante questi primi test invernali. Continua a leggere

La Renault e i 7 nani

Un bel sorriso…click. Al capitolo foto di gruppo, poche storie, vince la Reanult a mani basse.
Chi si azzarda infatti a sfidare un popò di squadrone? Sono sette (sette!) piloti: due titolari, e va bene, più un bel cinque panchinari. Ora: come ben sappiamo, non ci sono i test, vietati durante la stagione, quindi cosa diamine mi combinano sti giovani di belle speranze dalla mattina alla sera? Oltre alla foto di gruppo, dico. Che già ha i suoi bei sbattimenti: e pettinati, e sorridi e mettiti in posa e risorridi. Continua a leggere

Un Alonso Garibaldino

I mille della Gestione Sportiva lavorano da mesi: chiusi in fabbrica a lucidare le armi, pronti per salpare. Garibaldi..? Fu ferito – da leggersi con la cantilena del ritornello -, fu ferito ad una gara (di Abu Dhabi), Garibaldi che comaaanda, che comanda il rimonton. Lei si chiama F150, in onore come ormai si sa dell’anniversario dell’Unità d’Italia, lui si chiama Fernando Alonso e, con tutto il rispetto per quello vero, non può che essere l’Eroe dei due mondi, pronto a far dimenticare la disfatta in terra araba che ancora brucia. Continua a leggere

La settimana utile

Fino ad una settimana fa al rapporto che lega Rossi alla Ducati mancava qualcosa, inutile nasconderselo. Due ex rivali – e che rivali – che si uniscono, hanno bisogno di tempo per rompere diaframmi, annullare diffidenze, cercare sintonie, accostamenti. Rossi in rosso che non è stata affatto una fatica per la stragrande maggioranza del pubblico entusiasta che c’è nel mondo, lo era invece un pochino (e forse lo è ancora) per alcuni rossisti diffidenti e per alcuni ducatisti estremisti. Continua a leggere

Rossi, pazienza e fiducia

Riprendiamo il discorso: tra un braccio steso lungo il corpo e un braccio teso all’altezza della spalla ci sono 90 gradi. Ecco, addì 11 gennaio Valentino Rossi arriva a 50 gradi massimo e poi ti sfodera la smorfia di uno sforzo che non si vince, e il suo braccio casca giù. In carena su una moto da corsa così non ci si può stare ed è certamente un pugno nello stomaco per chi in queste settimane di silenzio assoluto si era fatto un film che invece non c’è. Continua a leggere