Rossi, pazienza e fiducia

Riprendiamo il discorso: tra un braccio steso lungo il corpo e un braccio teso all’altezza della spalla ci sono 90 gradi. Ecco, addì 11 gennaio Valentino Rossi arriva a 50 gradi massimo e poi ti sfodera la smorfia di uno sforzo che non si vince, e il suo braccio casca giù. In carena su una moto da corsa così non ci si può stare ed è certamente un pugno nello stomaco per chi in queste settimane di silenzio assoluto si era fatto un film che invece non c’è.

La spalla operata vuole tempi di recupero ancora lunghi e il test della Malesia dei primi di febbraio rischia di essere soltanto un altro microviaggio alla scoperta di una moto nuova e profondamente diversa. Detto questo si spiega come mai il profilo che Valentino ha tenuto nella sua prima conferenza stampa da ducatista sia stato quello di una persona preoccupata, ma estremamente equilibrata e realista, anche se c’è chi lo ha definito dimesso e sottotono, perso e disperso,  accelerando i tempi di giudizio in una maniera che non è compatibile col personaggio e la sua capacità di generare sorprese.

La sorpresa non arriverà in Malesia, ci vorrà del tempo per il celeberrimo 100 per 100. Soluzioni alternative del resto non ce n’erano, se non quella di operarsi prima, col rischio di sentirsi ingrato nei confronti di Yamaha oppure frustrato personalmente; anche perchè l’entità del danno è emersa soltanto a spalla… aperta. Anzi oggi è ancora più incredibile pensare come a Misano, dove ogni scusa e ogni giustificazione potevano essere a portata di mano, Valentino si fosse piazzato sul casco una sveglia. A indicare un problema di motivazione personale, di relazione con se stesso.

Rossi a Campiglio ribalta anche l’idea che ci eravamo fatti sul test di Valencia del novembre scorso. Parla, finalmente, e ti racconta di una Ducati brutale e fisica sì, ma soprattutto di sè come un pilota cotto marcio, da buttare e senza forze. Un test interessante, emozionante, ma tecnicamente  poco più che un’infarinatura.

L’avventura in pratica deve ancora cominciare e, secondo l’atteggiamento indicato da Rossi, non c’è che da fidarsi con pazienza del nuovo binomio, come del resto hanno fatto stasera migliaia di tifosi rossisti/ducatisti sotto la neve di Campiglio. Un gran bel segno di stima e di affetto, magari cinque gradi guadagnati.

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