Un Alonso Garibaldino

I mille della Gestione Sportiva lavorano da mesi: chiusi in fabbrica a lucidare le armi, pronti per salpare. Garibaldi..? Fu ferito – da leggersi con la cantilena del ritornello -, fu ferito ad una gara (di Abu Dhabi), Garibaldi che comaaanda, che comanda il rimonton. Lei si chiama F150, in onore come ormai si sa dell’anniversario dell’Unità d’Italia, lui si chiama Fernando Alonso e, con tutto il rispetto per quello vero, non può che essere l’Eroe dei due mondi, pronto a far dimenticare la disfatta in terra araba che ancora brucia. La barbetta è lì apposta, la camicia rossa pure, tanto da dimenticarsi addirittura il passaporto spagnolo, come spunta dalle dichiarazioni patriottiche a bordo presentazione, in cui dice di voler portare in alto il tricolore (italiano).

Del resto è la SUA Ferrari, che a differenza dell’anno scorso, ha seguito fin dai primi progetti e dai primissimi chilometri, che seguirà fino a quel 27 novembre che a Interlagos chiude la spedizione. E’ una stagione che, semplicemente, non può sbagliare. La F della sigla, volendo, può stare anche per Fernando (sì, va bene, anche per Felipe, ma non rovinateci il pezzo, su), allora vai a vedere quale sia il suo gran premio numero 150 e scopri che è la vittoria di Hockenheim: cioè la vera svolta 2010, oltre che molto altro.. Alla faccia dei segnali. Come per il comandante, sono in molti a non poter sbagliare più: a secco da tre anni (troppi), nonostante la pioggia di se e i beffardi fotofinish, tra Brasile 2008 e Abu 2010.
Ma insomma, Alonso: a lui il compito di porgere elegantemente il tricolore sull’ala posteriore a quei borboni di Red Bull e Mclaren, scatenando l’inferno da subito e per 20 domeniche 20.
Puntando, insomma, non solo sullo sviluppo lungo la stagione, ma anche su una partenza a palla, seguita da una costanza altrettanto pallata. I picciotti garibaldini non mancano, tra questi: Felipe Massa.

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2 risposte a “Un Alonso Garibaldino

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