Il volante dai mille bottoni

Mi ricordo di un cameracar di Ayrton Senna. Gran Premio di Monaco del 1990. Un giro da paura, in qualifica. McLaren Honda la macchina. Volante tondo come quello che stringiamo tra le mani tutti i giorni, cambio manuale e un paio di manettini per regolare la distribuzione della frenata e il regime di rotazione. Poche pugnette insomma, contava solo saper guidare, fare la differenza come la faceva Ayrton. Ora Alonso, Vettel e Hamilton indirizzano le rispettive traiettorie con una cloche piena di bottoni che praticamente è un computer e solo quella costa quanto una monovolume di lusso.Si schiacciano i bottoni per avviare la macchina, si schiacciano i bottoni nella procedura di partenza della gara, si pigiano tasti per ridurre la velocità e rientare ai box, si pigiano tasti anche per parlare con il muretto box.
Come se non bastasse da quest’anno ne appaiono altri due di tasti. Uno serve per attivare il KERS, l’altro per azionare la deviazione dei flap dell’alettone posteriore, un po’ come se Alonso e il resto del gruppo fossero pronti al decollo da Malpensa e non a tentare di superare chi c’è davanti. Già! Ala mobile. Serve a ridurre il carico aerodinamico in rettilineo per guadagnare velocità e favorire i sorpassi.
Il bottone in questione potrà essere pigiato solo previa autorizzazione della direzione di gara, ente che si trasformerà in una sorta di torre di controllo dentro delle corse che fino all’anno scorso offrivano già complicazioni in abbondanza.

Un paio di domande prima di chiudere. Ma non doveva essere tutto più semplice per chi le gare le guarda da casa? E i piloti la pista la guardano nei ritagli di tempo tra una pigiata e l’altra?

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