In attesa dei fatti

Giorni di test pochissimi e quando Rossi comincia ad andare a posto con la spalla, taac, si becca un giorno di febbrone su tre di prova. Ci mancherebbe altro che fosse il ritratto della felicità. Ha preso un secondo e otto, è un professionista, è realista, sa che non avrebbe senso nascondere della preoccupazione. Ma, parlo a titolo personale, continua a non essere la fine annunciata della coppia più nuova e attesa della stagione. Dài.

C’è in compenso un entusiasmo straordinario attorno a Stoner, che porta legittimamente a considerarlo il favorito assoluto del mondiale, senza che però il mondiale sia ancora iniziato. I tempi da urlo che fa sul giro secco finiscono per distrarre dal fatto più eclatante di questi test: la Honda ha azzeccato la moto.

E che moto! Ci sta che tragga un gran vantaggio dalla nuova trasmissione di cui vi ha raccontato per primo il nostro Alberto Porta e che è stata ratificata dal vicepresidente Hrc Nakamoto che ha confessato il buon esito di un lavoro di ricerca cominciato tre anni fa. Ci sta la frizione, senza che sia quello l’aspetto fondamentale della rinascita. Ora è indiscutibilmente una moto che se Dio vuole va globalmente bene a tutti i piloti che la guidano. Non ci sono che le rifiniture da fare e il tempo disponibile può essere usato per girare a cannone senza altri pensieri. Son 4 le Honda ufficiali e sono tutte davanti, a chiunque. È un fatto e mica può essere un caso.

Le simulazioni di gara fatte in Malesia da Pedrosa contano persino di più del giro secco e sono grandiose. Dovizioso è sempre lì, Simoncelli non si stacca manco col diserbante. Solo una visione chiusa dei fatti può portare a limitare l’entusiasmo a Stoner come avete fatto in buona parte dei vostri commenti; a meno che non ci sia l’intenzione un po’ strumentale di dimostare che era lui il taumaturgo in Ducati come lo è ora in Honda e che Rossi è oltre il tramonto. Con la nuova Honda persino Aoyama sembra un missile.

E passa persino inosservato il secondo e tre decimi che si prende Lorenzo. È diventato un fermo tutto di colpo o ci ricordiamo che è l’eroe dei due mondi, titolare di un mondiale stravinto? In questo panorama si inserisce Rossi, con sette giorni di test alle spalle su 8 disponibili finora. Sappiamo che la D16 è una moto che vuole una guida energica, fisica e selvaggia e se c’è un aspetto sul quale il Rossi degli ultimi tempi è stato carente è proprio quello fisico. Non ha avuto occasione di tentare assalti al tempo per recuperare il terreno perduto alla ricerca di una messa a punto che peraltro non ha trovato. A caldo torna a parlarci di una moto che non inserisce e non curva, ma questa, che ce lo ripropone stabilmente tra la nona e l’undicesima posizione finale, non è certo la dimensione a cui è condannato già da ora. Non lo è anche perchè il passo del primo giorno in Malesia non era affatto male. Non lo è perchè la Ducati GP11 è solo una piccola evoluzione della Gp10 con cui Stoner andava forte lo scorso anno, ma ancne Hayden andava sul podio Lo disse a novembre Rossi che sarebbero serviti tempo e pazienza. Ora bisogna solo decidere se concederglieli o se far finta che non abbia mai parlato. In attesa dei fatti.

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