Occasioni perse

Nelle mani di Rossi e Simoncelli c’era un interruttore. L’hanno usato per accendere la gara, la loro gara, l’hanno usato per spegnerla all’istante, insieme al cervello, in un festival delle occasioni perse.

Simili le loro storie ad Jerez, ubriachi entrambi di una prestazione che senza umido non veniva fuori, ma che col bagnato è esplosa fino a farceli credere primo e secondo sul traguardo in un ordine che invece non sapremo mai.

La pioggia in pista sarebbe anche un fatto normale, solo che qui si trasforma in una catastrofe con 12 piloti al traguardo, perchè l’asfalto è abrasivo e le gomme da pioggia non sono all’altezza (occasione persa numero1) di chi arriverà e chi non arriverà in fondo.

Eppure non è un problema di gomme quello che porta Rossi a ghigliottinare la sua mitica rimonta. Non voleva nemmeno passare proprio lì, lì dove gli si è chiusa la vena, in fondo al dritto, dove la velocità eccessiva l’ha portato al filotto, doppio carpiato (occasione persa numero 2) .

Rossi poteva aspettare a tentare il sorpasso? Ovviamente sì, anzi, avrebbe fatto meglio. Solo che qui era alle prese con l’occasione (persa numero 3) di una dimostrazione di forza da fornire immediatamente, a fronte di una serie di giudizi che lo davano per bollito, in pappa, in lotta con una moto che “la guidava solo Stoner e lui non la guiderà mai“. ‘Sta storia sarebbe uno stillicidio per chiunque, fisicamente malmesso in aggiunta. Ergo, Valentino ha battezzato quel punto lì. Voleva passare e mollarlo secco, produrre un’umiliazione, parlare con i fatti. Che hanno assunto le sembianze di un errore e gli si sono rivoltati puntualmente contro. Perchè se c’era uno da non tirare in terra quello era Stoner, almeno per evitare di richiamare alla memoria la furia atavica dell’australiano che non si è spenta nemmeno davanti alle scuse di Rossi (occasione persa numero 4).

Accolto nel box e liquidato con sarcasmo e stizza allo stato puro, ma comprensibile, perchè le scatole girano per forza se quel Rossi lo vedi ripartire e finire quinto per giunta. Di più ancora poi se i commissari, al momento di aiutare, si buttano in massa sull’uno come fosse Penelope Cruz, ignorando l’altro manco fosse la Pina di Fantozzi (occasione persa numero 5). Non bello, ma 9 mondiali portano anche a questo. Stesso punto, ecco Simoncelli primo, solo, non fermabile, che si stende da solo senza neppure essere nella fase più veloce della sua gara (occasione persa numero 6).

Meno male che c’è Hayden, terzo su Ducati mentre in giro vengon giù tutti come le pere. Morale: davanti al regalo di una bella fetta di emmenthal, l’Italia che si era gasata per 40 chilometri mangia i buchi nei restanti 80, mentre gli spagnoli addentano formaggio grazie a Lorenzo (altro capolavoro) e a Pedrosa poco cannibali, molto solidi, freddi, intelligenti nell’aspettare le occasioni perse altrui.

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