Dalla parte di Webber

Difficile non essere partecipi della gioia di Webber. La sua spontaneità contagia, mentre allarga un sorriso e ammette che è molto felice che non abbia vinto Vettel. La spiegazione è dettata da logica e pertanto non può essere bollata di comportamento antisportivo da parte del team. Se Vettel non vince c’è pane per altri e si tiene il Mondiale aperto. Condividiamo perché l’assolo insistito di uno porta alla noia, ammazza lo spirito di chi deve guardare. Siamo dalla parte di Webber perché ha una tempra da ammirazione. La squadra lo ha abbandonato e rema a senso unico. E’ l’impero di Vettel, il ragazzino prodigio campione del mondo. Mark accusa il colpo ma, anziché perdersi in lamento, va avanti a testa bassa. Insiste a cercare la sua occasione nonostante tutto.

La gara della Cina è uno di quei capolavori da memori, perché partire diciottesimo e chiudere terzo è uno schiaffo a chi non riesce a credere in lui. Sarebbe onesto garantire pari opportunità. Sarebbe doveroso nei confronti di uno che raziona i commenti, guarda avanti, pensa al suo, prova a non farsi condizionare dal tifo di chi gli paga lo stipendio. Sarebbe soprattutto interesse della squadra perché il Mondiale è lungo.

Vettel non è infallibile. Meglio attaccare a due punte. In McLaren lo fanno. Attenzione.

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