Stai sereno!

Sgomberiamo subito il campo da equivoci che potrebbero inquinare i giudizi. Stoner è un bravo ragazzo? Assolutamente sì. È diretto e onesto. Talentuoso? Ci pare persin stupido stare a ricordarlo. È talentuosissimo, facilmente il pilota più veloce del mondo con qualsiasi mezzo a due ruote. Ma Stoner è nemico di se stesso? Ecco, il punto è qui, perchè pare proprio che lo sia stato e possa rischiare di continuare ad esserlo. Un fatterello dopo l’altro, le occasioni che sta trovando per parlare di Rossi e possibilmente in modo fortemente critico, cominciano a non contarsi più. Ci sta.

Finora Valentino ha abbozzato, incassando come un pugile esperto e un po’ sottotono per le cause che conoscete. Finora. Perchè poi il sabato di Estoril ci ha fornito una  nuova espressione dell’ira australiana alla quale Rossi ha deciso di rispondere per le rime, come se fosse pronto a raccogliere la sfida tornando al centro del ring.

Non era la prima e non sarà l’ultima volta in cui Stoner reagisce stizzito per un pilota che lo segue, lo precede, lo ostacola. Gesti dell’ombrello, dita al cielo, calcetti nell’aria sono  consuetudini, mentre capita spesso anche ad altri suoi illustri colleghi (Rossi è storicamente uno dei più “seguìti”), senza che per questo venga giù il mondo. In questa fase insomma Stoner tende all’intolleranza e all’esternazione che prima soffocava. Forse  perchè è costituzionalmente rigido con gli altri come pretende di esserlo con se stesso. Che di norma è un pregio. Ma sembra non darsi e non trovare pace, rimugina ossessionato; il che non va bene, non va bene per lui. Certo ha le sue ragioni: casca, anzi vien steso, e vede i marshall correre ad aiutare Rossi. Sembra un simbolo: lui se lo filano sempre  e a me no. Nervi.

Invece che approfittare dell’avversario all’angolo con flemma e colpi precisi al fegato fino al ko, Casey smanaccia iracondo col rischio di pigliar mosche. Rossi è l’ossessione, almeno da Laguna Seca 2008. Esorcizzarla ora costa energie che  sarebbero da gestir bene, con flemma chirugica e ironia british, che  farebbero anche più male. Sarebbe vietato mostrarsi nervosi e istintivi, perchè è in quelle pieghe che Rossi sa entrare come nessuno; soprattutto quando è la storia a dimostrare che certe atmosfere pesanti del paddock all’australiano rischiano di fare male.

Rossi ha un carisma e una popolarità naturali ed affermati. Se vince Stoner si parla di Rossi. Rossi prende la sua moto, chiede e in linea di massima ottiene pazienza, mentre a lui toccava smoccolare. Ma che vita d’inferno! È che mentre Rossi e la Ducati cominciano a dare segnali di risveglio e vitalità, Stoner è alle prese con turni di prova convulsi,  nei quali non è il più veloce, non si sente a posto, fa innalzare un paravento (inedito) davanti al proprio box. E allora, perdonateci, non è possibile non leggere uno strascico troppo lungo della sacrosanta incazzatura di Jerez. Non è possibile non pensare che lo Stoner che corre con la fantastica Honda possa essere rimasto lo stesso Stoner  fumino che correva in Ducati. Che per togliersi i sassolini dalle scarpe rischia di togliersi anche quelle e di andare avanti scalzo. Corre forte uguale, intendiamoci,  magari da vincere, ma con le scarpe si fa meglio.

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