Rossi c’è?

“Cosa vi manca?” chiede Beltramo a Rossi dopo la gara. “Ci manca il telaio” , dice ridendo Rossi a Beltramo. Ora bisogna intendersi bene sul significato della battuta. In teoria la gara dell’Estoril era l’ultima della Desmosedici vecchia maniera. Quella col motore cattivo, con la botta di gas per le curve acrobatiche. Quella rigida rigida come una tavola. L’ultima gara di Rossi con sotto la moto moto fatta specificamente  per Stoner, che a lui è valsa un quarto posto provvisorio, diventato poi quinto, e definitivo, all’ultimo metro nella volata con Dovizioso. Dopo un settimo e due quinti posti Valentino è quarto nel mondiale a 34 punti da Lorenzo.

Pensavate peggio vero? Non si può dire che non ci si sia impegnato, a dispetto di una moto che messa così la guidava per l’appunto solo l’australiano con il suo stile fisico e brutale, che è proprio il contrario di quello di Rossi fluido e scorrevole. Rossi c’è? Non ancora perchè, come da battuta, “non c’è il telaio”. Perchè la Ducati, in effetti, un telaio vero non ce l’ha. Ma come battuta va presa e poi confrontata e misurata con le piccole buone sensazioni dei collaudatori e quelle di Rossi per le poche novità provate finora.

Il limite attuale è quello visto sull’asciutto, ovvero il quarto o quinto posto. Il valore attuale di Dovizioso con la mitica Honda. Stessa cosa. Ma rifare una moto significa reinventare tutte le regolazioni che vadano dietro alle nuove strutture. Il lavoro della Ducati che va dietro alle dritte di Valentino comincia ora, ora però che Rossi in Portogallo ha imparato ad essere costante dal primo all’ultimo giro.

A prendere 3/4 decimi dai più veloci e non più un secondo secco. Un Rossi che non c’è, ma che ci sarà insomma. In sella ad una moto sulla quale invece il telaio non c’è, e non ci sarà. Ma se lo mettessero in programma…

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