Un anno maledetto

E’ un titolo che ricorda la morte di Senna. Un anno maledetto quello, per Ayrton, brevissimo, 1994; un anno maledetto questo, lungo, di Marco Simoncelli. Dentro il quale ci sono stati troppi nodi. La polemica esasperata per la sua esuberanza in pista, una polemica amara perché innescata dai suoi colleghi; la lunga, lunghissima trattativa per il rinnovo del contratto con la Honda. Tutta roba chiusa in un baule alla vigilia della corsa che l’ha portato via. C’è sempre la possibilità di scovare qualche oscura bizza del destino quando un pilota muore e il ripercorrere ciò che è stato sino agli ultimi istanti è un affare che riguarda tutti noi qui, convinti in qualche modo di avere a che fare con segnali intravisti, con ragioni più o meno misteriose, con fastidi che si intrecciano con la casualità. Come se non fossimo capaci di abituarci al fatto che in corsa la vita è minacciata, a rischio.

Possiamo star qui ad analizzare l’incidente alla moviola, possiamo star qui a tentare una indagine sull’anima di Marco, attraversata da una fame che rende magnifici i campioni, da una voglia che rende coraggioso chi pretende di più da se stesso. Ma forse possiamo soltanto fare una cosa, adesso, tra un’ora, un giorno. Possiamo trattare il ricordo con una pietà che mette a zero il resto, privatamente, ciascuno come può. Marco è stato una bellissima luce per me, per tutti noi. Crediamo, per tutti voi che proprio qui gli avete scritto ottenendo divertite e divertenti risposte per anni. Il Sic, oh sì, un discolo, un bambino carico di vivacità. Questo possiamo trattenere per sempre e con affetto. Il ricordo di una persona che ci ha fatto compagnia e che, inseguendo un piacere intimo e formidabile, ci ha mollati qui. Dunque, buon viaggio caro Marco. E non tagliarti quei capelli.

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115 risposte a “Un anno maledetto

  1. Ciao Sic…Diciamo che il giorno dell’anniversario avevo altro a cui pensare visto che mia mamma era ammalata e gli avevano appena detto che non c’era più nulla da fare e da lì a poco è morta.
    Penso proprio che la prima cosa che abbia fatto sarà cercarti lassù visto che le toccava guardare altro che moto e quando sei morto le ho fatto anche guardare i funerali e di sicuro avrà voluto conoscere il “ricciolone” che adoravo guardare guidare quella moto bianca e rossa…
    Il giorno dell’anniversario ti ho pensato comunque come faccio sempre ma oggi ad 1 anno e 6 mesi ti scrivo per salutarti e dirti che si sente che manchi alle gare e quest’anno con Marquez secondo me avresti fatto delle belle gare…
    Ciao Marco, un bacione

  2. Un anno che hai impennato verso il cielo..un anno che ci mancano i tuoi riccioli che riempivano il parco chiuso…un anno, così come fossero cento, che non basteranno mai per farmi accettare che tu non ci sei. Non lo accetterò mai, non lo realizzerò mai. In questa giornata ho più volte guardato il cielo chiedendomi “ma davvero te ne sei andato??” e ho scovato una nuvola che sembrava avere la forma di una moto..allora ho detto “ho capito, sei andato a correre nel circuito migliore che c’è…”
    E oggi ti dico grazie Marco, per quello che mi hai insegnato, per quello che mi hai regalato ogni volta che sei salito su quella moto e ogni volta che al microfono mi hai strappato una risata. GRAZIE.

  3. Visto che siamo a Misano, colgo l’occasione per ricordare il buon Shoya Tomizawa perchè non ne parlate mai quando siamo a Misano? Vorrei che ricordaste anche lui come fate con Marco.

  4. Ciao Marcone ci manchi tanto là in pista che combatti per il podio.
    Sai è impossibile non pensare a te ogni giorno tu non sapevi della mia esistenza ma io ti tifavo ogni domenica perchè arrivassi la davanti.
    Per i primo mese(soprattutto settimana) non c’era una notte che non sognassi lui che mi immaginavo di conoscerlo(che è stato dal 2009 il mio sogno) e sapere che non potrò mai farlo e mi alzavo le le lacrime agli occhi.
    Lo so che sembra sciocco ma è così e ancora oggi a distanza di 9 mesi e 21 giorni ogni sera prima di dormire ti rivolgo un pensiero e ti auguro un buon riposo.
    Ciao Marco un bacio

  5. Sono passati più di 4 mesi…lo shock iniziale, la consapevolezza che quel ragazzo in fondo non lo conoscevi, non ti conosceva, non sapeva nemmeno della tua esistenza, ma ogni domenica di corse eri li sul divano a cercare di dargli qualche chilometro all’ora in più con il tuo tifo come fosse un amico. E forse lo era, a modo suo, qualcosa ogni corsa, ogni intervista ci dava…un sorriso soprattutto. Ti trovi con un nodo nella gola, con gli occhi lucidi e qualche lacrima che scende, forse più di qualche e ti chiedi pure il perchè visto che, ripeto, in fondo nemmeno lo conoscevi. Ma era il SIC, ecco chi era, chi è. E allora capisci che le lacrime hanno un senso, che quel dispiacere forte, intenso che senti è autentico, non causato dalla mediaticità, non causato dalla passione per corse di moto, ma dall’umanità, dalla spontaneità e dalla semplicità di un ragazzo che non c’è più troppo in fretta. Non puoi “tifare” che tiri su la moto e un attimo dopo avere la consapevolezza che quello che sta rotolando è il suo casco, non è una cosa che la mente riesce a metabolizzare, uno strappo troppo forte.
    Come dicevo? Si…sono passati più di 4 mesi, ma vedere che in Qatar la moto numero 58 non è pista riapre quella cicatrice che credevi che in un qualche modo l’inverno avesse chiuso, o meglio, che speravi avesse chiuso, ma che sapevi perfettamente che era li e che probabilmente non se ne andrà mai. Ciao Marco.

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