Il circo ricco e viziato a Delhi

L’argomento è un bel ginepraio che si snoda tra possibili accuse di retorica e reazioni insofferenti per una situazione arcinota. Ma se nella situazione arcinota ci capiti dentro per qualche giorno, qualche ora, qualche camminata serale, allora le cose cambiano e ti viene di getto di scrivere che venire con la F1 qui è molto forzato, praticamente indecoroso.

C’è San Paolo con le favelas, direte, va bene. La Cina, dove si va da qualche anno, era messa così se non peggio solo un paio di lustri fa e va bene, ma la sensazione di disagio e imbarazzo che chi scrive sta vivendo, passando come se niente fosse da un’intervista all’altra, è presente qui come in nessun’altro posto. Complicato ritrovarsi addirittura al limite della lamentela, perchè la rete è lenta o lo shuttle hotel-autodromo in ritardo. Lavarsi i denti con l’acqua minerale per evitare probabilissime gastrointeriti o scegliere, per lo stesso motivo, piatti caldi scartando altro che per altri, qui, sarebbe una manna.

Ecco, insomma, l’ho detto. Il circo ricco e viziato, a Delhi, alle porte di Delhi, non c’entra proprio niente. Il fatto che sia un segnale, sia un modo per impostare una crescita, uno sviluppo, mi sembrano solo belle parole incellofanate che i piloti sparano davanti ai microfoni. La presenza di tutta l’altra India, quella che al paddock non si sogna neanche di venire, che vive, mangia, si lava per strada, rimane incombente. I ragazzi a piedi nudi nei rivoli di scarico segnano il turista occidentale che per pochi minuti della sua esistenza si ritrova a camminarci di fianco, con il pass ancora al collo.

Chiudendo, non credo sia il modo migliore ostentare questo tanto, di fronte a tutto quel niente. Davvero fuori luogo in un luogo che davvero vedi solo quando ci sei.

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someonePrint this page

4 risposte a “Il circo ricco e viziato a Delhi

  1. Ma che ci preoccupiamo degli indiani che stanno molto meglio di noi italiani; ma a noi dateci un pallone o un motore e non pensiamo più a niente!!! magari a essere indiani..

  2. I soldi portano soldi, e molti ragazzi indiani avranno la possibilità di lavorare, anche se solo per un week end, grazie alla corsa.
    Che poi gli intenti di Ecclestone & Co. siano ben’altri lo sanno tutti, com’è risaputa l’ipocrisia dell’ambiente dello sport.
    La cosa più spiacevole è il dover sopportare i soliti fustigatori di costumi, che naturalmente si moltiplicano ogniqualvolta venga organizzato un evento in condizioni “discutibili” come questo.
    Il discorso sui circuiti, fra l’altro verissimo, non c’entra nulla però.

  3. dicono che servivano autodromi più sicuri e per questo hanno eliminato circuiti stupendi. Vanno in mezzo alla miseria, alle dittature dicendo che la F1 deve incontrare tutto il mondo quando è pacifico che lo fanno solo per i soldoni che India, Cina e co. sborsano.. In Bahrain Bernie ancora insiste quando a tutt’oggi si sbudella la gente con i cartelli di protesta in mezzo alle strade.. Bo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *