Nato per vincere

E’ campione del mondo, lo è per la seconda volta. Casey Stoner è uno nato per la moto, anzi, nato per vincere con la moto. Non certo nato per stare nel paddock, in tv, tra sponsor e tifosi. Nel suo mondo ideale si arriva, si vince e si torna a casa; in campagna con le mucche, i canguri e Adriana sempre lì, silenziosa ma vicina. Guardandosi indietro a 26 anni Casey vede una vita da adulto, di quelle vissute a fondo. Un papà che spinge – troppo secondo lui – per averlo, già bambino, dominatore di tutto ciò che si può sugli sterrati australiani. Continua a leggere

La coppia più bella

Prime donne. Divi. Vogliono il camerino più grande e tutto il teatro per sè. E’ umano e scontato che i grandi piloti non siano disposti a condividere il box con qualcuno che potrebbe togliere luce, scena, affetto unidirezionale del team. Sono tutti uguali, quelli molto forti. Per cui non stupisce che Alonso, senza una crepa nell’espressione, menta affermando che lui e Massa sono la coppia più vincente del paddock. Una di quelle balle che si smentiscono da sole, nel momento in cui vengono pronunciate. Una sparata grossa e ridicola.  Continua a leggere

Quanto vale Vettel

E’ il più giovane tra i grandi. Noi qui che non siamo di Heppenheim sembriamo sempre pronti a fargli le pulci, a dire, sì, bella forza con una macchina così, con una squadra tutta per te, eccetera, eccetera. Il che perde ogni senso nel momento in cui tocca levare il cappello, come facciamo ora. Perché questo ragazzino non si è mai tirato indietro, ha tirato dritto, ha tirato come una bestia anche quando avrebbe potuto melinare un po’, perdere la fame, lasciar fare un po’ agli altri, con beneficio per lo show tra l’altro. Continua a leggere

Fermateli!

Non è più utile raccontarci la storiella che il mondiale è aperto, che Lorenzo può fare e disfare, che tiene botta sempre. Cioè, sarebbe anche vero in linea teorica; è stato bravo anche stavolta il ragazzo,  ma la sostanza non cambia e la gara giapponese ne è la prova. La Honda è forte da matti, nella moto che ha e nei piloti che ha assunto a cominciare da Stoner, che dopo aver passato anni nel ruolo del fachiro ducatista seduto sui chiodi fingendo di essere comodo finchè ha sbottato, adesso è sbracato nella morbida poltronissima Honda, veloce, facile ed equilibrata che nel caso di Motegi fa somigliare un terzo posto ad una vittoria. E’ rientrato dopo un lungo, ha recuperato fino al podio, fino al momento in cui tirare come un matto non serviva più, mentre Pedrosa davanti si rendeva imprendibile a sua volta. Continua a leggere