Due scuderie, un manager

E’ legale che in Formula 1 un solo proprietario possa decidere le sorti di 2 squadre? Pare di si, visto come continuano a muoversi indisturbate e in sintonia Red Bull e Toro Rosso. Certo, i progetti delle macchine sono assolutamente indipendenti anche se nello scorso inverno la squadra di serie A ha preso in prestito soluzioni della squadra di serie B. Ma la pianificazione è comune e viene decisa tra Austria e Inghilterra, rispettivamente cuore finanziario e tecnologico delle due squadre, anche se la Toro Rosso ha come sede Faenza. Chi ha in mano le sorti dei piloti è Helmut Marko, uno che ha corso in Formula 1 negli anni ’70 senza troppa fortuna, prima di intraprendere grazie alla Red Bull la carriera di talent scout. Marko ha scoperto Vettel, ma nel frattempo ha stroncato la carriera di una vagonata di piloti, compreso Mirko Bortolotti, che con la vittoria nel campionato di Formula 2 del 2011 ha trovato l’occasione per rilanciarsi. I nomi degli ultimi trombati in ordine di tempo corrispondono a Jaime Alguersuari e a Sebastian Buemi. Comunicare il siluramento il 14 dicembre non rappresenta il massimo dell’eleganza, soprattutto se l’immagine che vuoi trasmettere dietro il marchio Red Bull è quella di un gruppo di personcine simpatiche e corrette. Invece il messaggio è un altro e nei panni della concorrenza qualche obiezione la metterei lì. Da anni – senza successo – la Ferrari propone di schierare una terza macchina affidata a un altro team. Soluzione che rappresenterebbe un deciso progresso rispetto al triste spettacolo offerto da HRT, Marussia e Lotus (che dall’anno prossimo si chiamerà Caterham), messe in griglia per fare numero. Di fatto esiste attualmente una holding che si chiama Red Bull e seppur con progetti differenti schiera già 4 monoposto. Tutto ciò è corretto?

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33 risposte a “Due scuderie, un manager

  1. Lusingata… Ma La ‘avviso’: quando si viene al dunque, io resto una fan di MS! Questo in fondo è il motivo della mia presenza.
    Tranne in un caso periferico dove ho sbagliato nel compilare la registrazione, il mio nick è sempre “tetlathi” o “tètlathi” (se l’accento viene accettato).
    Ho cominciato a seguire quel blog da poco; sono già intervenuta qualche volta, ma non faccio parte del Gruppo.
    Alla prossima.

  2. @tetlathi
    Dato che è un piacere leggerti, potresti cortesemente indicarmi il tuo nick nel blog da te citato?

    @Redazione
    Mi unisco ai ringraziamenti.

  3. Capisco il Suo punto di vista, tra l’altro ancora diffuso fra gli appassionati. Penso però che il tragico week-end di Imola ’94 abbia sancito uno iato irreversibile con la ‘vecchia’ F1. Ed è bene così!!
    Certo, si può discutere se chi comanda in F1 non sia piuttosto preoccupato dall’impatto negativo di un eventuale incidente fatale; ma va anche detto che in fondo lo stesso Ecclestone ci ha perso il suo pilota (Rindt) ed un amico (Senna).
    Vede, Lei parla di “Cavalieri del Rischio”; io invece preferisco considerare i piloti come “Cavalieri della Velocità”, dove il rischio è una conseguenza fisiologica (da minimizzare il più possibile), non un qualcosa da sfidare!
    Che poi sulle strade noi si corra maggiori pericoli, è vero. Ma ciò non costituisce un motivo per scaricare su questi artisti della guida le nostre frustrazioni (tanto più che anche costoro nella vita di tutti i giorni si muovono come noi)… Atteggiamento più costruttivo sarebbe pretendere dall’industria automobilistica la diffusione sul mercato di tecnologie e materiali migliori a prezzi accessibili, dai gestori delle strade una manutenzione più accurata, dalle scuoleguida un’istruzione seria etc. In proposito va riconosciuto alla FIA il forte impegno per la sicurezza sulle strade; ed il codice disciplinare imposto ai piloti anche fuori dalle piste è un segno importante.

    Io commento qua e là (dove ritengo abbia senso, ovviamente!) ed al massimo riporto i link. Se Lei è interessato alla multimedialità, Le segnalo il blog del giornalista Turrini presso “quotidiano.net”: è una community mooolto solidale, ma credo Le piacerà (tanti tifosissimi di Raikkonen, nessun servilismo Alonso-Ferrari -pazienza per qualche nostalgico di MS, ma ci pensa l’autore a stangarLo-).

    Un grazie (quando ci vuole, ci vuole) alla Moderazione che sta consentendo un dialogo completamente fuori tema rispetto all’articolo del blog.

  4. La F1 sta diventando sempre più una vetrina per fare soldi. Si mostrano magnifiche location sia per fare cassa attirando turisti che per distogliere l’attenzione dalla pochezza della competizione e dall’estremo squallore del tracciato in sé.

    La sicurezza poi …… è un argomento ostico: è ovvio che è eticamente e moralmente ineccepibile l’impegno e lo sforzo di ingegneri e progettisti per far sì che i piloti rischino la vita il meno possibile, cosa tanto giusta quanto ovvia, no? A nessuno piace vedere la gente morire (io non mi sono ancora ripreso dalla morte di Simoncelli, ad esempio).

    Consideriamo però anche l’altra faccia della medaglia, ossia:

    – lorsignori fanno i piloti, ma nessuno li costringe; senza arrivare all’estremo, ossia “chi non se la sente se ne stia a casa”, io però ripenso tutte le volte all’uscita di J. Villeneuve “la sicurezza è importante, ma se diventa il primo pensiero, è meglio cambiare mestiere”;

    – il vecchio Ring è aperto agli amatori che con macchine ridicole fanno i pazzi, col deterrente di “multa” terrificante in caso di blocco pista in seguito a incidente provocato (tipo 8mila Euro per ogni ora di pista bloccata, nel 2009), quindi di gente che rischia la vita in quella squallida “location” (è stupenda, molto più di Singapore) ce n’è già un mucchio, è inutile pertanto fare del buonismo in tal senso (non dico tu, parlo degli addetti ai lavori in generale);

    – fino a che punto ha senso spingersi con la sicurezza? Anche a costo di snaturare uno sport, e di alterarne i fondamentali? Perché sennò davvero: ritroviamoci con gli amici e giochiamo a bocce. Mi devo sentire in colpa se dico che secondo me sicurezza e spettacolo sono inversamente proporzionali?

    – c’è anche molta ipocrisia a riguardo: gli addetti ai lavori (Ecclestone & C.) non vogliono morti in F1 in primis perché temono che in questo caso venga puntato il dito contro la F1, e che l’enorme macchina di business ne risenta irrimediabilmente;

    – è giusto che ormai un automobilista qualunque corra più rischi di un pilota di F1? Rischio più io sulla Milano-Meda tutte le mattine (e tutte le sere) o Vettel quando sfreccia per fare la pole? Considerala demagogia, pazienza, ma sono io quello che corre più pericoli.

    50 anni fa la gente era attratta dalla figura dei piloti che, sprezzanti del rischio e del pericolo, sfrecciavano a 300 all’ora ad un passo da marciapiedi e terrapieni: i cosiddetti “Cavalieri del Rischio”. Io stesso quando avevo 4-5 anni, circa nell’80-81, ho iniziato a sentire attrazione profonda verso un sport tanto affascinante quanto rischioso, o forse affascinante appunto perché rischioso. Ricordiamoci di questa filosofia di vita, perché, come già scrissi una volta, è solo per merito di questi magnifici pazzi se oggi esistono le competizioni motoristiche. Ricordiamoci di gente come Sir Jack Brabham, che quando venne a sapere che avevano montato i guard-rails reagì urlando “Voglio vedere in faccia chi ha paura di correre in mezzo agli alberi”.

    PS non partecipi a un forum vero e proprio, dove si possano caricare foto e filmati?

  5. Sono sorpresa della Sua richiesta… Sappia però che io sono solo una tifosa con scarse conoscenze tecniche, non una cultrice della storia della F1.
    Il tema è alquanto complesso perchè in gioco ci sono interessi contrastanti.
    Nella scelta delle piste su cui correre, il criterio fondamentale dovrebbe essere la sicurezza; per questo io trovo giuste le ampie vie di fuga e non mi scandalizzo se alcuni punti ‘mitici’ vengono snaturati. Ma è ipotizzabile un mondiale senza l’anacronistico GP di Monaco? In generale però tutti i circuiti cittadini hanno un alto tasso di pericolosità (soprattutto il sempre spettacolare Montreal!).
    Poi si dovrebbero assecondare le preferenze dei piloti: stando alle interviste di “formula1.com”, Spa e Suzuka (con alcuni passaggi di Silverstone e dell’Istanbul Park) sono gli autodromi più gettonati (Webber e Rosberg optano per Sepang; Barrichello per Interlagos; Glock per Singapore); Hamilton vorrebbe cimentarsi con la (per me improponibile) Nordschleife; nessuno ha citato Brands Hatch (io non ne ho ricordi precisi; probabilmente è troppo corto). Nemmeno Le Castellet ricordo bene, so che ha subìto vari aggiustamenti ed ora appartiene ad Ecclestone (ignoro perchè non ci abbiano corso in sostituzione di Magny Cours). Zeltweg è stato totalmente ristrutturato ma è di Mateschitz. Quanto al vecchio Hockenheim, non credo che i piloti rimpiangano i due lunghissimi rettilinei da percorrere a tavoletta nel mezzo della foresta (rammento però il bel duello Prost-MS con il giovane tedesco a difendersi tipo Monza quest’anno!).
    Inoltre bisogna sottolineare che la F1 è un mondiale, quindi è normale e positivo che sull’onda della globalizzazione si faccia tappa in nuovi Paesi (in fondo non fu pioneristico sfondare la cortina di ferro nel 1986?): questi ne ricevono prestigio (o legittimazione…) e promozione turistica; Ecclestone denaro; i Costruttori pubblicità. Insomma uno scenario che travalica le mere ragioni sportive ed affettive (tradizione, pubblico appassionato e competente).
    Personalmente non posso negare che trovo emozionante scoprire nuovi tracciati e vedere come li affrontano i piloti (sembra che quello coreano e soprattutto quello indiano siano loro piaciuti). Da telespettatrice devo ammetere che Abu Dhabi è ammaliante, Singapore fantasmagorico; però proprio per questo finiscono per distrarre dalla vera attrazione, che deve restare ciò che avviene in pista. Una location che proprio non mi piace è il porto di Valencia.
    Purtroppo però non si può correre tutto l’anno (riposo, tempi tecnici etc.) ed è importante che un GP resti un evento, con tanto di attesa. Ma come dire di no a New York e Russia? Perchè negare al Sudafrica od all’Argentina il rientro nel Circus? Gran bel problema…
    Non sono in grado di giudicare se altri saprebbero fare un lavoro migliore di Tilke.
    (Mi sono un po’ dilungata…).
    So del Suo titolo perchè Lei stesso tempo fa rivelò di aver inviato il curriculum alla Ferrari (e avemmo un vivace scambio di battute).

  6. tetlathi
    Una regola sciocca che penalizzerà di sicuro lo spettacolo, frutto della megalomania di un ometto che ben conosciamo…
    Fiducioso, penso che verrà abolita quasi subito.
    Mi piacerebbe sapere se sei d’accordo sul discorso dei circuiti del tempo andato.
    PS Come fai a sapere che sono ingegnere?

  7. Grazie.
    Anche Lei, Ingegnere, propone spunti interessanti supportati da adeguata competenza. Peccato che il tifo ci veda su posizioni ben distanti – Forse è proprio per questo che non ha saputo apprezzare i campionati e le numerose gran belle gare di quel periodo oscuro (per me invece così glorioso!)…
    Su una cosa, sono certA, dovremmo concordare: la nuova regola sulla guida difensiva temo cancellerà definitivamente ciò che era rimasto del vecchio ‘racing’ (addio Monza ’11).

  8. tetlathi
    Complimenti per la cultura in materia, dato che sei riuscito (o riuscitA, c’era una donna in questo forum, e non ricordo se fossi tu) a ricordare Gran Premi che mi ero dimenticato.
    Rimango dell’idea che parecchio sia stato fatto per aumentare lo spettacolo, che nei 15 anni 1993-2008 ha toccato i minimi storici.
    Che poi siano solo artifizi sono completamente d’accordo (DRS, gomme Pirelli).
    Per tornare al vero spettacolo bisognerebbe tornare ai circuiti selettivi, con curve difficili, tortuosi saliscendi, dove i campioni riuscivano a mostrare il meglio del loro repertorio (vecchio Nurburgring, Brands Hatch, vecchio Silverstone, vecchio Hockenheim, Le Castellet, vecchio Spa, Zeltweg, Zandvoort), ma questi circuiti non li vedremo più, e i motivi li conosci meglio di me.
    Controsterzi e staccate a ruote fumanti fanno ormai parte del passato. Sembra che siano tornati i sorpassi, ma solo nelle posizioni di rincalzo.
    Digione 79, Dallas 84, Imola 85 ormai sono solo su Youtube.

  9. @TouchTooMuch
    Premesso che considero Francia ’04 sublimamente spettacolare in quanto l’inno supremo della F1 alla velocità, io non ho parlato d’intrattenimento ma di varietà=novità=imprevedibilità=non”pallosità”. Ri-sottolineo quindi il record pole+vittorie e km in testa di Vettel.
    Niente da dire su Canada ’11 però anche il ’02 fu avvincente. Monaco? Pure nel ’03 ci fu una lotta a 3; il ‘movimento’ è venuto soprattutto dalla guida ad autoscontro di Hamilton; se l’arco temporale di riferimento sono gli ultimi 30 anni, beh, le edizioni ’84 e ’92 restano ineguagliate. Quanto a Monza: brillante scatto di Alonso, imperiale sorpasso di Vettel, che poi ha guidato in perfetta solitudine (a differenza del ’10 quando la lotta per la vittoria durò l’intera gara e del ’03 quando in gioco c’era anche la testa del mondiale!); quest’anno lo spettacolo è stato per un 4° posto e lo ha dato… il Colpevole della Grande Noia!!

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