Stoner è uno shuttle

Gli manca di sparare il paracadute quando si ferma e poi Stoner è tale e quale ad un F104 o ad uno shuttle. Noi che immaginavamo Casey Stoner soltanto arbitro di una possibile sfida spagnola tra Lorenzo e Pedrosa, ora facciamo allegramente marcia indietro e pure un bel mea culpa. Ci ha fregati un’altra volta con una gara in cui si è limitiato a controllare Lorenzo che dava la vita per vincerla. E pareva persino che Stoner facesse fatica a tenerlo dietro. Vederlo cambiare marcia e nei due giri finali lasciare al palo l’altro come avrebbe fatto un Romano Fenati qualsiasi è stato un’altra volta illuminante. Continua a leggere

The black hole

Valentino Rossi ha preso tre secondi e mezzo da Lorenzo. E son le due facce di una medesima vecchia medaglia attorno alla quale i due, insieme a Stoner, si spartivano vittorie e podi. Oggi Valentino Rossi ha girato piano come non hai mai fatto e un’enorme tristezza ci assale. È una tristezza vera, che fa a pugni con la sua serena rassegnazione. Perchè a lui è tutto molto più chiaro. C’è un problema che riguarda personalmente il rapporto tra lui e la moto, ma che non lo può mettere al sicuro dai dubbi e dalle insinuazioni altrui. Se le altre Ducati fossero appena dietro sarebbe un conto, mentre con Hayden in prima fila è tutto un altro. Puoi parlare, stando sul tecnico, della sua difficoltà ad entrare in curva, del motore che lo porta ad un sottosterzo indigeribile. Continua a leggere

Perez, Raikkonen e Grosjean

Ricordate? Tutti a dire: che fenomeno ‘sto Perez, dopo l’esibizione malese. Ci eravamo permessi di ridurre il numero degli esclamativi allora perché questo sport rende difficile la valutazione, perché capita a molti di incappare in un giorno magico. Tanto è vero che Perez, le cui qualità non discutiamo qui, ovviamente, è rientrato nel gruppo, pur guidando come prima. Ora, Bahrain. Raikkonen ha fatto una gran corsa. Ha fatto una gran corsa anche Grosjean. Motivo principale: due macchine per una volta regolate al meglio in relazione alle gomme disponibili. Continua a leggere

Tutti confusi

Il bilancio del fine settimana in Bahrain propone un bollettino della confusione disarmante. Ecco i punti.

1 Il Gran Premio è andato in porto in un Paese in drammatica crisi. In Bahrain è in atto una repressione durissima e il sospetto che le tensioni crescano è molto marcato. Questo –l’abbiamo detto molte volte nelle cronache di questi giorni – non riguarda altre situazioni in cui si è trovata la Formula 1 in questi anni. Perché in questa specifica occasione il Gran Premio stesso è stato utilizzato come uno strumento politico. E così andava trattato, magari evitando di dire banalità a raffica. Tipo la frase di Jean Todt che accostava un confronto tra tifosi da stadio a ciò che sta accadendo nel Paese. Gli interessi che muovono la Formula 1, nonaltro, passano sopra a tutto. Bastava ammetterlo. Con un po’ di coraggio e di realismo. Continua a leggere

Audi-Ducati: ottimismo!

C’è sempre qualcosa che eccede il semplice dispiacere quando una realtà italiana, una di quelle di cui andare fieri davvero, passa in mani straniere. Eppure può non essere un male. E’ il caso della Ducati che – adesso lo sappiamo in maniera ufficiale – per 860 milioni di euro è diventata proprietà dell’Audi e si è trasformata in uno di quei supermarchi (come Bentley, Bugatti e Lamborghini) dell’enorme gruppo Volkswagen.

Tanto per intenderci l’epilogo non ha niente a che vedere con le previsioni di chi si immaginava Borgo Panigale in mani cinesi; niente a che vedere insomma con la fine ingloriosa di un bel sogno tutto nostro. Continua a leggere