Audi-Ducati: ottimismo!

C’è sempre qualcosa che eccede il semplice dispiacere quando una realtà italiana, una di quelle di cui andare fieri davvero, passa in mani straniere. Eppure può non essere un male. E’ il caso della Ducati che – adesso lo sappiamo in maniera ufficiale – per 860 milioni di euro è diventata proprietà dell’Audi e si è trasformata in uno di quei supermarchi (come Bentley, Bugatti e Lamborghini) dell’enorme gruppo Volkswagen.

Tanto per intenderci l’epilogo non ha niente a che vedere con le previsioni di chi si immaginava Borgo Panigale in mani cinesi; niente a che vedere insomma con la fine ingloriosa di un bel sogno tutto nostro.

Ciò che conta sono i soldi, buoni sempre, anche quando si tratta di mettere la passione su ruote. Il fondo Investindustrial, che fa capo alla famiglia Bonomi, nei cinque anni anni della propria gestione ha raddoppiato i fatturati di Ducati e ne ha rinnovato la gamma, lasciando sì un indebitamento di circa 200 milioni, ma trasformando l’azienda in una realtà industriale ormai troppo importante per non passare ad una guida più attrezzata.

Investindustrial ci guadagna sì e molto, ma c’era in Italia una realtà industriale che potesse permettesi un’operazione da quasi un miliardo di euro e che garantisse un seguito vero e sicuro? Pare proprio di no. Perlomeno non l’attuale Fiat a giudicare risultati di esercizio e andamento sui mercati.

In compenso c’era all’estero ed era proprio il gruppo Volkswagen, una delle pochissime realtà mondiali dell’industria automobilistica ad aver preso la crisi in contropiede con risultati di vendite ed utile straordinari.

E’ lì che va a finire la Ducati, è con loro che a questo punto spera di crescere ulteriormente senza perdere la propria identità. Per quale motivo il nuovo proprietario dovrebbe buttare l’anima della Ducati? Non è accaduto in passato con Lamborghini, che dal 1998 è proprietà del gruppo tedesco senza che sia stato drammatico per la qualità del prodotto e per la vitalità creativa e produttiva sul nostro territorio. Lamborghini, sotto l’egida tedesca, vende più di prima, le sue auto continuano ad essere straordinarie se non migliori e sono pensate e realizzate ancora a Sant’Agata Bolognese.

Non è un giorno di festa certo, ma nemmeno di lutto nazionale. Non era forse più preoccupante il periodo in cui Ducati fu Italiana sì ma parastatale nelle mani di Efim ed Iri? Qualcuno ricorda quando Ducati, dopo la gestione Castiglioni, fu dal 1998 al 2006 proprietà americana del fondo TPG attraversando uno dei periodi più felici della sua storia sportiva?

La questione vera riguarda il Reparto Corse e l’attività sportiva che, anche se la strategia tedesca non è nota, dovrebbero avere garanzia di sopravvivenza finchè la Philip Morris continuerà ad erogare il suo importante contributo. Ma non è nemmeno escluso che i nuovi proprietari tedeschi, che di sport e tecnologia se ne intendono, decidano di fare anche qualcosa di più.

Proviamo a ragionare come Tonino Guerra, è meglio e non costa nulla.

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56 risposte a “Audi-Ducati: ottimismo!

  1. HO BISOGNO DI AIUTO,DOMENICA DURANTE LA GARA SARO IN TRENO,QUALCUNO PUO INDICARMI DEI LINK DOVE POSSO VEDERE LA GARA IN DIRETTA?GRAZIE

  2. Penso sia vero chi dice che gli industriali quasi tutti non hanno sentimenti di nazionalità, menoi tedeschi ,ma loro di soldi ne anno da buttare, sono stati capaciin societò con i nostri politici di far fallire l’Italia per poterla comprare come lamborghini e ora ducati, peccato che stiamo svendendo pezzi di coltura di storia dei motori Italiana, e sempre grazie a tutti quei maiali che ci governano ora e da 50anni ormai

  3. Sveglia… ducati ha gia rischiato il fallimento + volte si parla di +di 200 mil di debiti (che centra rossi?) e avendo chiuso il 2011 con un + 20% di vendite per gli speculatori era il momento di vendere guadagnandoci parecchio chi investe se ne frega dei marchi delle filosofie e dei motori a L guarda solo il $. gioite perche da oggi i conce forse consegneranno i ricambi per tempo e presteranno + cura alle vostre moto, che vi frega se è audi o harley? (quando passo agli americani tutto sto putiferio nn l’ho sentito)

  4. e come mai proprio ora questa cessione? non è che lo sperpero di quattrini successivi all’ingaggio del 46 e del suo clan abbia contribuito, magari insieme ad altri fattori che noi non conosciamo, a questa cessione inaspettata in mani straniere?? ricordate che con l’operazione rossi in ducati ci fu anche il ritiro della squadra ufficiale in sbk, forse non era già questo un segnale che faceva capire che “forse” si era fatto in ducati, questa volta, il passo più lungo della gamba??? logico, sono solo ipotesi, sarebbe molto utile un’intervista ai dirigenti del managment ducati per saperne e capire di più su questa scelta! Speriamo almeno non ci siano ripecussioni sul lavoro e sui lavoratori, dispiace che un’altro mitico marchio italiano finisca in mani estere, mentre l’anno scorso anche malaguti, noto marchio di scooter, anch’esso emiliano, attivo dal dopoguerra aveva chiuso i battenti! insomma l’industria moto italiana non se la sta passando molto bene, vedremo quello che accadrà, ai posteri l’ardua sentenza, ma intanto ci piacerebbe che chi ha tante responsabilità decisionali a tutti i livelli…mediti…mediti molto a lungo prima di lanciarsi in operazioni di marketing e investimenti al buio.

  5. Con i soldi Audi ci si potrebbe fare anche un motore a V, ma servirebbe veramente a migliorare?

    P.S.
    Io cambierei il cupolino della GP12 con quello della SBK che è molto più bello

  6. l’ottimismo signor meda per noi ducatisti è finito quando hanno fatto quella pagliacciata di mettere rossi sulla ducati che tanto si sapeva che non era adatto per quella moto.questa è solo la ciliegia sulla torta ,almeno con la fiat si rimaneva in italia come la ferrari.dopo il danno (rossi)anche la beffa.

  7. Per quello che riguarda l’articolo del simpatico(a me lo è,allora?) Meda,sono amareggiato da questo passaggio di proprietà di un marchio italiano,ma l’economia mondiale ha bisogno di Gruppi solidi e forti per sopravvivere.Se il Gruppo VW manterrà l’identità italiana ad un marchio prestigioso sarà più dolce la pillola.Ciao Guido.

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