Kubica non insegna

Evidentemente quanto accaduto a Robert Kubica nel febbraio del 2011 non è servito a nulla. Infatti siamo di fronte a una tragedia causata da dinamiche identiche. Una macchina che sbanda, esce di strada e viene sventrata da un guard rail. Kubica è ancora alle prese con un recupero complicato, ma almeno lui ce l’ha fatta. Gareth Roberts, 24 anni, navigatore di Craig Breen, è invece morto sul colpo durante l’8^ prova speciale del rally Targa Florio.
Le immagini della Peugeot 207 sono impressionanti e purtroppo ricordano quelle della Skoda di che l’anno scorso si piantò contro un guard rail che squarciò il telaio della macchina e martoriò il corpo del pilota.
Una lezione che non è servita per fare un passo avanti nella sicurezza, per scegliere percorsi con protezioni continue ai lati della strada. Così trattiamo un lutto causato da un guard rail killer.

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4 risposte a “Kubica non insegna

  1. ciò ke dice luca è vero xke i guard rail esistono da 40/50 anni e nn si vuole o forse nn c’è l’interesse ad ammodornare questo sistema o magari crearne qualkuno piu efficente!
    altrettanto vero è il fatto ke piloti come quelli di rally o come quelli di lemans o come quelli in formula indy corrono su piste pericolose con poco spazio x l’errore.
    ho appositamente evitato di menzionare i piloti di F1 in quanto li ritengo solo delle prime donne viziate ke stanno sempre a lamentarsi se le vie di fughe nn sono larghe abbastanza, oppure quando c’è molta pioggia iniziano la corsa dietro la safety car e in alcuni casi si fanno piu di metà gp dietro a essa, oppure si lamentano xke nn c’è molta visibilità!!

  2. Kubica non insegna? Cos’altro si deve fare?
    Il Rally è una disciplina molto più pericolosa della F1 e di qualsiasi altra su pista. In pratica non ci sono vie di fuga, e nemmeno di alternative ai guard rail (l’unica alternativa sarebbero gli alberi o i terrapieni).
    Bisogna accettare l’esistenza del rischio, purtroppo, altrimenti cambiamo sport. I primi a essere consapevoli di correre rischi sono i piloti, e non potrebbero definirsi tali se non considerassero il pericolo come parte integrante del loro mestiere.
    In F1 fortunatamente si è fatto tantissimo in materia di sicurezza (a volte anche troppo, visto che hanno abolito i circuiti selettivi e spettacolari), ma nel Rally sinceramente non vedo cos’altro si possa fare, se non aumentare la sicurezza delle auto (in questo senso però si sono cmq fatti passi da gigante rispetto a 30 anni fa).

  3. Un altro coetaneo che se ne va. Mi rattrista pensare ai suoi cari e ai suoi genitori che dovranno seppellirlo.
    Non so se sia giusto pensarlo ma credo che tutto si possa evitare e nulla si possa evitare; allora dico solo “si vede che era il suo momento”.
    Che altro dire? Riposi In Pace

  4. negli sport motoristici il pericolo degli incidenti (non solo quelli potenzialmente mortali) lo si può abbassare, mai azzerare. o lo si accetta o non si corre. imho.

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