Anomalie

Che una Laguna si chiami seca é già di per sè un’anomalia. Che sulla pista più corta del mondo si prendano i distacchi maggiori è un’altra anomalia, che va a fare il paio con la mossa, anomala, di Casey Stoner. È anomalo averlo visto tutto il tempo del weekend arrabbiato, nervoso, teso, incontentabile o non contento ed è anomalo averlo visto felice al parco chiuso dopo una vittoria spettacolare per la superiorità e non certo per i sorpassi che sono stati… uno solo, peraltro agevolato da Lorenzo, secondo, che non ce la faceva più a corrergli davanti. Continua a leggere

Hamilton, sulla carta

Gli amanti di Grand Prix la conoscono: è la rubrica in cui facciamo disegnare un tracciato a un pilota. Carta bianca e pennarello nero: prego, disegni la mappa a memoria. Ecco l’abbiamo fatto oggi con Hamilton il quale, dopo la pista di Budapest (che vedrete appunto in Grand Prix domenica) c’ha preso gusto e ha voluto provarne un’altra. Tipo Abu Dhabi.

Ecco, la dimensione, lo stato mentale di questi alieni chiamati piloti li vedi anche da questo. Lewis, s’è incredibilmente inceppato all’inizio (Abu tra l’altro ha un bel 21 curve che non la rendono una delle piste più facili da tratteggiare) ma niente: testa giù, sopracciglio inarcato e una bolla tutt’attorno. Concentrato, incattivito con sè stesso, insomma competitivo al massimo. Continua a leggere

Laguna Seca bivio Ducati

Laguna Seca è la tappa designata dalla Ducati per scoprire il nuovo motore. Si è favoleggiato fin troppo su questa soluzione che dpovrebbe portare più guidabilità alla Desmosedici di Rossi e Hayden, con più dolcezza al primo tocco uscendo dalle curve che negli Stati Uniti sono molte e molto particolari. Se ne è parlato così tanto che ad un certo punto si è smesso di farlo. Il sospetto insomma è che a Laguna Seca un motore nuovo vero e proprio non ci sarà.
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Campione del mondo

Sul valore sportivo di Fernando Alonso credo che non sia nemmeno il caso di perdere tempo. Stiamo parlando di un pilota di rarissima qualità, di un campione assoluto. Quando la Ferrari lo ingaggiò, spendemmo più di una riga su questo sito per cercare di illustrare il senso e lo scopo di una scelta del genere, una scelta alla quale Jean Todt si era opposto per anni. La Ferrari dopo Schumi, dopo Raikkonen, con Massa in casa, aveva bisogno di un leader, di una sorta di capo-progetto capace di convogliare e capitalizzare gli sforzi di una grande famiglia sportiva prendendosi le responsabilità del ruolo.
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Quelli veri

Quelli veri li riconosci, sono quelli che ti fanno emozionare. Alonso, ad esempio, che non molla mai. Che guida sotto la pioggia di sabato, sotto il sole di domenica, come se fosse la stessa identica cosa. Alonso tira come un matto anche se l’asfalto non tiene niente, non risparmia nulla anche quando ormai ha sufficientemente chiaro che l’impresa l’ha portata a casa. E’ talento e ragionamento e la classifica lo premia, anche se è partito in questo mondiale con uno svantaggio evidente. Continua a leggere