L’agguato di Sebastian

“Multi 21”. Sono le parole che Mark Webber ha pronunciato con una faccia che sembrava di marmo prima di salire sul podio. Adrian Newey e Sebastian Vettel i suoi interlocutori. “Multi 21”, si tratta del segnale in codice che la Red Bull utilizza via radio con i suoi piloti per comunicare di mantenere le posizioni per risparmiare i motori. Un messaggio che in Malesia Webber ha interpretato alla lettera, infatti i suoi tempi sul giro hanno iniziato a salire. Peccato che nel frattempo Vettel si sia messo a tirare come un pazzo e poi abbia passato il compagno di squadra con una manovra da tentato suicidio. Continua a leggere

Il Gran Premio “comandato”

Dalla giornata delle comunicazioni male interpretate, inascoltate, magari non udite, ma anche di quelle ben comprese e rispettate, viene fuori una Formula Uno che, se non vuole che le settimane tra un gran premio e l’altro vivano solo di polemiche e recriminazioni, deve darsi una regolata. In pista c’è gente il cui cuore per un’ora e mezza pompa a 200 battiti al minuto, il cui cervello ha pochi centesimi per calcolare una mossa e metterla in pratica. Ragazzi pronti, allenatissimi, che guidano e vengono guidati.  Ecco, appunto, forse sta qui il granello di sabbia che qualche volta finisce nell’ingranaggio. Continua a leggere

Felipe anche Massa

Tutto diverso dall’anno scorso: la Ferrari c’è, Vettel litiga con le gomme, Raikkonen pronto da subito, Massa tonico. Ecco, Massa: un’altra cosa rispetto alla disastrosa Melbourne 2012, ma è lui a darci un’assonanza con la stagione passata. Lui e Webber, povero: solita partenza da mani sul casco per il padrone di casa e solita garetta chiusa là dietro. Ma di Massa dicevamo: quanto è durata la sua convinzione che quest’anno tutti alla pari, niente gerarchie nel box e cacchio se me la gioco alla grande?? Venti giri. Cioè, bene in qualifica, bene al via, bene nei primissima parte ma poi: riecco il tormentone “Essere Massa”. Continua a leggere

Sull’addio di Preziosi

Io l’ho imparato verso i sei anni che non si tira in mezzo la salute delle persone per giustificare falsamente qualcosa che con la salute non ha a che fare. E’ uno dei principi alla base dell’etica e non ho alcun dubbio che per quanto un’azienda – la Ducati in questo caso – possa essere soggetta a dinamiche ciniche, non tratterebbe mai una scelta drastica come quella dell’abbandono di Filippo Preziosi tirando in mezzo mali seri. Se di problemi di salute si parla, come recita il comunicato ufficiale, significa che quella – purtroppo – è la verità. O perlomeno la verità che Preziosi vuole comunicare, giacché in qualsiasi azienda seria un documento così prima della pubblicazione viene condiviso tra le parti. Continua a leggere