Vettel non è solo Red Bull

Ventisei anni, 4 titoli mondiali di fila, 36 vittorie e 43 pole position il tutto dentro appena 117 Gran Premi. Trattasi del cartellino personale di Sebastian Vettel, pilota che chilometro dopo chilometro si prepara a riscrivere la storia della Formula 1. Prima di lui a calare un filotto del genere erano riusciti solo Juan Manuel Fangio e Michael Schumacher. Ora il prossimo bersaglio del biondino è pareggiare i conti con l’illustre connazionale,  con l’obiettivo di mettere le mani sul quinto titolo consecutivo nel 2014.  Continua a leggere

Un venerdì da… le(oni)

In attesa dell’ufficialitá. Questa è la frase che è rimbombata (ci è rimbombata in testa) tutta la notte tra giovedì e venerdì. Parliamo di orari italiani che ci capiamo meglio: all’una e 55 siamo in onda su Italia 2 per la FP1 della Moto3, che come sapete viene inizialmente posticipata per la nebbiolina che in caso di necessità non consente all’elicottero di decollare. Giustissimo. Il problema è che da lì nasce un’infinita nottata in cui l’unica frase che rimbomba tra il Giappone e l’Italia è “siamo in attesa dell’ufficialità ” relativa al fatto, per altro evidente, che le prove libere, le prime e le seconde, sarebbero state sospese.  Continua a leggere

Il cantiere Superbike

Ruote ferme, motori spenti, la Superbike è pronta al letargo invernale. Ma solo se parliamo di attività in pista, perché dietro le quinte siamo alle prese con un “furore” mai visto. Ed è normale che sia così perché siamo alla vigilia di cambiamenti, se non epocali, sicuramente di notevole importanza. Le nuove regole, non del tutto chiarite, spezzano il fronte: da una parte le Superbike vere e proprie, dall’altra le Superbike EVO, che dal 2015 diverranno l’unica proposta tecnica. Che fare? Anticipare il futuro per essere pronti e di conseguenza rinunciare in partenza a lottare per il vertice nel 2014 o sfruttare la tecnologia attuale fino in fondo e poi ripartire da capo? Continua a leggere

Marquez, uno che si fida

Phillip Island è agli antipodi, Phillip Island è il caos. E nel giorno in cui puoi aspettarti Marquez campione del mondo a Phillip Island, lui si fida di tutti, a cominciare da se stesso, e finisce la gara in jeans. Bandiera nera, squalificato, via secco dalla gara perché il regolamento prevedeva un cambio moto tra il nono e il decimo giro e lui è rientrato all’undicesimo. Non c’è da discutere se la squalifica sia troppo o troppo poco. C’è. Lo prevede una regola, non rispettata. Amen. E anche se lo show business ringrazia per il mondiale che si riapre, stavolta non è colpa dello show business. Semplicemente Marquez si è fidato della Honda che gli ha comunicato un calcolo di giri sbagliato. Continua a leggere

A Sepang chiacchiere a zero

Primo tema: in Malesia è andata in scena la dimostrazione pratica che in moto le chiacchiere stanno a zero. Che a parole puoi tentare con tutta la tua carica moralista di moderare Marquez, come aveva fatto Lorenzo nella conferenza stampa del giovedì, ma poi quando te lo trovi lì vicino in pista rischi di comportarti esattamente come lui, sfoderando un’aggressività che altrimenti sarebbe sconosciuta. In conclusione: lottando per il secondo posto e per il mondiale, mentre Pedrosa se ne andava sudato ma felice a vincere facile (si fa per dire), Lorenzo ha fatto il Marquez e Marquez ha fatto il Lorenzo. Uno, Lorenzo, si è trovato a dover combattere con tutte le armi che aveva addosso compreso il contatto fisico, e l’altro , Marquez, si è trovato ad un certo punto a dover usare la testa. Finché è durata. Ed è stato molto bello. Perché poi la pista malese ha promosso un’altra volta la Honda sulla Yamaha. Continua a leggere