Schumacher, le foto cambiano

Lo sapete, lo sappiamo: a tutti è successo che cambiassero. Le foto cambiano, e sono quelle che abbiamo sotto gli occhi tutto il giorno, tutti i giorni, a spaventare di più. Concedetemi la prima persona, ma la foto che ho qui in redazione è su questo chiodo dal 2006, novembre 2006: acquistata a un’asta benefica, con firma di Schumacher e firma dell’amico fotografo Callo Albanese, che immortalò il momento. Paddock di Monaco (del precedente maggio), dieci e mezza di sera, Schumi che finalmente si presenta davanti ai microfoni per rispondere alle domande sul fattaccio alla Rascasse in qualifica. Scatto anomalo, artistico, colto dalle spalle, motorhome Ferrari, per dipingere la sua di visuale e immobilizzare mille sguardi necessariamente distolti dall’obiettivo. Continua a leggere

Schumi, ora cali il silenzio

La conferenza stampa del giudice di Albertville Quincy è cauta fino ad essere evasiva su certi contenuti e ha certezze granitiche su altri. L’inquirente è certo che i crismi della sicurezza siano stati rispettati dal gestore delle piste da sci di Meribel, è certo –grazie ad una perizia -che l’attrezzatura di Schumacher non presentasse anomalie, ma non ha idea della velocità a cui Schumacher si spostava, né ritiene che la dinamica sia granché comprensibile nonostante le immagini girate da una Go-Pro che come ben sapete dispone di grandangolo e registra in alta definizione. Boh?  E’ strano, anche se la sostanza non cambia granché. L’unica persona a cui Michael  Schumacher abbia fatto male è Michael Schumacher, peraltro nell’esercizio di un hobby sacrosanto. Sarebbe ipocrita negare che qualche benpensante blabla abbia criminalizzato Schumi  in questi dieci giorni trascorsi e sarebbe ipocrita negare che altri -del suo entourage – ne abbiano fatto un santo. Pochi invece che si siano messi semplicemente nei panni di uno sciatore esperto che si prende una licenzina libidinosa, pochi che abbiano ammesso che certe volte in fuoripista capita di andarci e che non possono bastare due paletti per salvare la pelle a chi rischia di finire –deliberatamente o meno – tra le rocce coperte di neve in mezzo a due piste adiacenti. Sul caso di Schumi l’opinione è passata  dalla gogna alla santificazione, fino ad ipotizzare salvataggi di vecchi e bambini di cui non c’è traccia. Stando agli atti è sicuro che Meribel  non abbia al momento responsabilità, ma non è sicuro che Schumacher abbia commesso un’imprudenza.  Un risarcimento per responsabilità civile ad un uomo del calibro di Schumi del resto potrebbe essere di quelli da mettere in difficoltà i bilanci di una delle zone sciistiche più conosciute d’Europa. E’ comprensibile dunque che due pezzi di legno colorato  a distanza di quindici metri l’uno dall’altro siano da considerare la garanzia di regole rispettate a tutela del turista. Continua a leggere