Magnussen, nel nome del padre

Bi13Rk7CAAA70iBPapà Jan non era a Melbourne per festeggiare il podio al debutto del figlio Kevin. Motivo? Stava correndo la 12 ore di Sebring, 8° di classe al volante della Corvette il risultato finale. A 40 anni Magnussen senior continua a fare il pilota professionista nelle gare di durata, dopo una carriera poco fortunata in Formula 1, dopo aver battuto il record di vittorie di Ayrton Senna nella Formula 3 inglese. Era il 1994, Kevin aveva appena un anno e mezzo ma da quando era nato viaggiava con papà, mamma e lo zio meccanico per le piste di tutta Europa.  Insomma il primo imprinting è stato quello del rumore dei motori, dei vapori della benzina, dell’odore delle gomme. Un predestinato d’accordo, ma il suo percorso non si presentava agevole come quello di altri figli di piloti dal cognome più illustre come Villeneuve, Hill e Rosberg. Papà Jan a 25 anni appena aveva già archiviato la sua avventura in Formula 1 cercando di portare avanti il suo lavoro altrove. Kevin è cresciuto con quella passione lì e la voglia di riscattare il destino del padre che, pure lui, debuttò con la McLaren nel 1995. Una gara sola, 10° posto sulla pista di Aida. Poi  una stagione e mezzo sotto traccia alla Stewart prima di essere lasciato a piedi. Kevin avrà imparato a memoria il racconto del padre su come evitare di farsi bruciare da questo ambiente, di come andare forte e allo stesso tempo tenere i piedi ben ancorati al suolo. Al via di Melbourne il giovane Kevin ha dimostrato di aver imparato la lezione ricordando che quando nacque suo papà era un ragazzino di 19 anni con una passione fuori media per le corse. Peccato che in Australia non fosse lì sotto il podio ad applaudire quel figlio nato e cresciuto in pista.

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