De Cesaris, velocissimo sfasciamacchine

imago 15488011Come ricordare al meglio Andrea De Cesaris? Per la storica pole position con l’Alfa Romeo a Long Beach nel 1982? Soprattutto, ma non basta.
Per il volo tra i prati di Zeltweg con la Ligier nell’85? Si, anche.
Come prima compagno di squadra di Schumacher nel ’91 a Spa? Ci siamo, quasi.
All’inizio della sua carriera in Formula Uno, Andrea rischiò seriamente di rovinarsela, la carriera, a causa di una disastrosa stagione con la McLaren. Era il 1981. Molti incidenti, molti Gran Premi conclusi anzitempo. La scomoda fama di sfasciamacchine. L’Alfa Romeo, che lo aveva fatto debuttare l’anno prima, se lo riprese e gli offrì una nuova chance. Arrivò quasi subito la pole di Long Beach davanti a Niki Lauda, non arrivarono poi grandi successi ma De Cesaris ha finito per correre nel Mondiale per quindici stagioni consecutive: dal 1980 appunto al 1984.Non è riuscito a togliersi tutte le soddisfazioni che avrebbe voluto togliersi e nemmeno quelle che avrebbe realmente meritato. Eppure, riflettendoci adesso, viene da pensare che “Mandingo” si sia levato la soddisfazione più grande: quella di smentire chi, nell’ambiente delle corse (quello d’Oltremanica, molto potente e molto influente) ne aveva quasi stroncato la carriera all’inizio degli anni Ottanta. Con il passare degli anni infatti Andrea si è trasformato, grazie all’esperienza ed al “mestiere”, in un pilota sul quale fare affidamento: per sviluppare una macchina, risollevare le sorti di una squadra in difficoltà, rimpiazzare un collega indisponibile. Basti pensare alla Jordan. Nel 1991, per portare al debutto nel mondiale la macchina che portava il suo nome, Eddie Jordan (proprio uno dei team manager più “duri” dell’ambiente britannico) si affidò a De Cesaris. E magari nel debutto a sensazione di Schumacher quell’anno a Spa-Francorchamps c’è anche lo zampino di Andrea, che quella Jordan aveva messo a punto nei mesi precedenti. Lo stesso ruolo, quello di pilota d’esperienza, il romano lo ricoprì nelle due stagioni successive alla Tyrrell, facendo sempre un buon lavoro. Fino al 1994, l’ultimo Mondiale al quale De Cesaris prese parte … part time. Prima con la “sua” Jordan, sostituendo lo squalificato Irvine in un paio di gran premi, poi con la Sauber: chiamato da patron Peter Sauber per portare avanti la stagione al posto di Karl Wendlinger, vittima di un grave incidente a Montecarlo. “Sfasciamacchine” prima, poi pilota ufficiale (dell’Alfa Romeo), quindi grande professionista a prescindere dai risultati, pilota sempre pronto a rispondere alla chiamata per scendere in pista ed essere sempre all’altezza della situazione. In definitiva, come ricordare Andrea De Cesaris, al termine dei suoi duecentootto gran premi, al termine della sua stessa esistenza? Forse con il giudizio dello stesso ambiente che, dopo avergli dati dello sfasciamacchine, a fine carriera, a fine corsa, lo ha definito così: “The Italian has to be ranked among the quickest drivers never to have won a Grand Prix”. Uno dei più veloci tra i piloti che non sono riusciti a vincere un Gran Premio. Non lo avrebbe accontentato del tutto, ma gli avrebbe fatto piacere.

di Stefano Gatti

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4 risposte a “De Cesaris, velocissimo sfasciamacchine

  1. Andrea era anche un provetto waverider sul windsurf.! Ecco come l’ho ricordato io…

    ANDREA DE CESARIS (1961-2014)
    UNA VITA A 300 all’ora !

    Il Decio ci ha lasciato.
    Una movenza sbagliata in moto sul raccordo anulare della sua Roma non è come una manovra sbagliata sull’onda di Hookipa.
    L’asfalto non è liquido e per lui la corsa ora continua a tutta velocità nell’alto dei cieli. Peccato, aveva ancora tanta energia in corpo.
    Andrea era uno dei nostri, forse il più guascone, ma anche uno dei più simpatici, di quelli che vivono con la muta addosso come una seconda pelle.
    Sentendosi superiore forse per quel suo passato sportivo nobile.
    Il Decio l’avevo conosciuto a Maui quando ancora correva in Formula 1, seconda metà degli anni ’80.
    Ce lo aveva introdotto, come tutti i nuovi romani dell’epoca, il Pacittone.
    A quei tempi Andrea stemperava l’intervallo e la pressione tra il Gran Premio in Giappone e quello in Australia con quelle due settimane a Maui, dove aveva coltivato la passione per il waveriding.
    Aveva imparato così in fretta ed era diventato un discreto waverider che a volte voleva tornare a Maui o a Cape Town anche appena finita la stagione automobilistica.
    E voleva dettar legge con tutti.
    Come quella volta che a Baldwin Park (1989) in piena fluorescenza del Team Italia, avevamo organizzato la sfida a pallone contro i tedeschi. Sentitissima. Cesare Cantagalli aveva addirittura fatto fare le maglie e i pantaloncini azzurri con la scritta.
    Lui, nuovo del gruppo, non accettava di partire in panchina. Strappò la maglia a Peppe De Cecco e volle partire a tutti i costi titolare, senza uscire dal campo neanche quando era giunto il momento del turn over.
    O come quando, al suo primo contest a Funtana Meiga, (Chia Classic Aprile 1994) uscì al primo turno e si mise a sbraitare contro i giudici che (a suo giudizio) non gli avevano fatto passare il turno per favorire i sardi Stefano Sanna e Fabio Ruina.
    Era fatto così. Polemico e allegrone, ma poi sempre pronto al confronto e allo scherzo autoironico quando ci ritrovavamo intorno a un tavolo a mangiare o a bere e scherzare la notte in disco a Casanova.
    Quell’episodio del Chia Classic, per dire, me lo ha ricordato puntualmente per vent’anni !
    Il Decio era anche uno preciso. Nei materiali che voleva sempre nuovi, updated, personalizzati. Nello stile, dove esprimeva quella sua radicalità rabbiosa, nervosa, ma estremamente fluida. Nelle interviste, dove sapeva parlare e promuoversi con scafata esperienza con parole giuste e spiritose. Ricordo una intervista speciale che gli feci per Sport Club di Videolina nel ’97, dove alla fine diventò lui la star del PWA Sardinia International a discapito degli altri campioni italiani e stranieri presenti e molto più forti di lui.
    Andrea sapeva stare in gruppo e far divertire i suoi interlocutori e mantenere la sua individualità.
    La vita, le persone, gli amori son cambiati per lui in questo quarto di secolo.
    Non la passione vera e pura per il windsurf.
    Ancora a 50 anni a volte lo vedevi entrare per primo in acqua, quando il vento avrebbe fatto affondare gli altri più pesanti di lui o lo aspettavi quando usciva per ultimissimo al buio, il sole era tramontato da un pezzo e lui voleva caparbiamente assicurarsi l’ultima onda della giornata.
    E poi ci intratteneva, noi italiani residents, nel parcheggio di Hookipa o nel ristorante di turno, a raccontarci le sue imprese e la sua magnitudine. E guai a contraddirlo.
    Questo Novembre, nei Grand Masters all’Aloha Classic lo ricorderò. Quel suo posto in tabellone e nel capannello degli italiani vip rimarrà vuoto.
    E a noi piacerà ricordarlo come era con noi surfisti, sempre lanciato a 300 all’ora, con la bavetta negli angoli della bocca, coi suoi tick mentre balbettava, con le sue storiacce divertenti in romanesco, con la sua risata proromente.
    Addio Andrea, aspettaci lassù al prossimo contest…. e si rifarà una delle nostre tavolate in allegria…..
     

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