Marc e Dani da… benedire

Ecco, forse se si corresse un mondiale a Lourdes… lì Daniel Pedrosa partirebbe favorito. Sportivamente il pilota più tenero della storia necessita di una  benedizione e avverte forte anche il bisogno di mandare il compagno Marc Marquez a farsi benedire. Ma in un altro senso. La sua è una ruota che gira e che si ferma, sempre nello stesso punto, portandolo – da anni – a sfiorare progetti di titolo mondiale che sfumano sul più bello; ma anche – da anni- nello studio dell’ortopedico di turno. E di norma senza che lui abbia alcuna responsabilità. Marquez è un genio? Sì. E’ un bravo tipo? Sì. Ci piace? Sì. Che sia chiaro. Ma Marquez è anche un pilota che rischia spesso di passare il confine della correttezza? Si, anche in questo caso è sì.  Continua a leggere

Melandri, manca qualcosa

Dopo due gran premi, che dal superbikese si traduce in quattro gare, siamo già all’inseguimento, alla rincorsa, che dopo quanto visto ad Aragon potrebbe diventare un pochino affannosa a meno di altri colpi di scena. Marco Melandri, quarto in classifica con 43 punti, paga già un distacco di 42 lunghezze da quel Sylvain Guintoli che con la sua Aprilia non sbaglia un colpo, che con una vittoria e tre secondi posti fa paura per la sua costanza di rendimento. Marco, che sulla carta è uno dei più seri pretendenti al titolo, ha da mettere in conto la mancanza di una bella quantità di punti lasciati senza colpa sull’asfalto di Phillip Island quando l’amico Carlos Checa lo ha tamponato.  Continua a leggere

Classe di ferro

La MotoGP attuale, con Pedrosa, Lorenzo e Dovizioso, sembra una questione generazionale. Il podio di Aragon ne è la dimostrazione. Quelli che vincono, quelli che sul podio ci vanno, quelli che fanno la differenza, gli attuali fenomeni, sono tutti prodotti dello stesso periodo, quelli che si son scontrati tra loro da ragazzini, che hanno corso insieme in 125 e in 250; coi vecchi motori a due tempi che continuano a sembrare la scuola motomondiale migliore. Pedrosa,  Lorenzo e Dovizioso, ma anche l’assente Stoner, tutti nati tra l’85 e l’87, si conoscono e si misurano tra loro da un vita. Continua a leggere

Aspettando un ruggito

di Alberto Porta

Dopo le grucce, il cruccio. Se senti Valentino che dice: “Senza quell’errore avrei potuto lottare per la seconda fila” hai già la misura di una situazione che sa di consapevolezza di (attuale) impotenza. L’autoesame è cominciato dopo Indianapolis, con messa a punto della M1 raddrizzata ma non centrata, e con la certezza che la spalla stava diventando il punto dolente e centrale delle preoccupazioni sulla condizione fisica.

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