Dacci un segno (e un sogno)

L’appuntamento è per il 30 agosto, forse per quella data, gran premio del Belgio, Jenson Button avrà completato la metamorfosi, forse addirittura il mento si sarà allungato e da paracarro sarà diventato il nuovo Schumacher, sarà diventato campione del mondo. L’avesse fatto un hooligan il paragone nessun dubbio, dritto nel cestino e via dimenticato. Invece a mettere allo specchio Jenson e Michael è stato Ross Brawn uno che Schumi l’ha visto nascere e crescere. Continua a leggere

L’inizio della fine

Mosley non molla. Seguendo il suo delirio distruttivo, il presidente della Federazione Internazionale non ha fatto una piega di fronte agli argomenti e agli out-out dei costruttori.

Costringendo la Ferrari a compiere l’ultima mossa possibile, una mossa che sta nascosta in un contratto che lega Fia e Ferrari e che riguarda, crediamo, anche la materia tecnica. 

Il che significa cercare un confronto, questa volta in tribunale, per evitare di tener fede alla propria minaccia e cioè di uscire dalla Formula 1.

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Vince chi non va veloce

Vettel, Red Bull

Vettel, Red Bull

Vince chi non va veloce, poche storie. Chi ha tutto il tempo di progettare senza assilli,senza magari un mondiale da provare a portare a casa fino agli ultimi metri. Il vero problema è che ormai non c’è più tempo per perdere. Nessuno te lo concede più. Stop. E non solo in F1.

Sbagli la prima, è finita. La seconda sei più incasinato. La terza sei fregato del tutto perchè si uniscono mille motivi, un po’ di rogna e del gran nervosismo. E insomma la Red Bull, che è in effetti la Red Bull, può lavorare in santa pace e magari imbroccare la macchina e magari imbroccare la gara. Continua a leggere

Il vizio di Mosley

Mosley

Mosley

Come previsto. Nessun reclamo, nessuna argomentazione tecnica, nemmeno una dimostrazione pratica sono servite per modificare un verdetto già scritto. I diffusori di Brawn, Toyota e Williams sono regolari perché la strategia politica del presidente Mosley ha bisogno che così sia. Quindi, la maxi riunione organizzata a Parigi diventa una farsa assoluta. Non ha avuto alcuna rilevanza far notare da parte Ferrari quanto queste soluzioni tecniche vadano contro le indicazioni della stessa Federazione e la clamorosa dimostrazione offerta dalla Renault, che si era vista bocciare un progetto analogo a quello firmato Brawn, sono riuscite a modificare un panorama che nulla ha a che fare con le regole del gioco.
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La rivoluzione pacifica

Pit-Stop Ferrari

Pit-Stop Ferrari

Passata la tempesta, c’è un gran bisogno di quiete. La Ferrari raccoglie l’eredità di due gare pesanti e prova, a mente lucida, a riorganizzare le truppe.

Luca Baldisserri lascia lo sgabello al muretto a Chris Dyer. Una transizione senza traumi, niente plotone di esecuzione, nessuna di quelle punizioni esemplari che servono molto alla facciata e poco al senso del gruppo.

La Ferrari fa sapere che Baldisserri resta a Maranello ad occuparsi dello sviluppo della F60 per colmare le lacune di una macchina visibilmente in affanno. Continua a leggere