Crederci serve

Mantenere la calma come segno di forza. Non perdersi nel caos delle voci che ti danno perduto, fuori, finito in anticipo.

La Ferrari è in recupero, anche se non sappiamo ancora quantificare il peso del passo in avanti.

Un podio è una soddisfazione grande ma ovviamente i numeri si fanno sulle tendenze, non sul colpo singolo. Eppure ci sentiamo di tributare una dichiarazione di stima per l’atteggiamento degli uomini di Maranello. Continua a leggere

Dalla parte di Webber

Difficile non essere partecipi della gioia di Webber. La sua spontaneità contagia, mentre allarga un sorriso e ammette che è molto felice che non abbia vinto Vettel. La spiegazione è dettata da logica e pertanto non può essere bollata di comportamento antisportivo da parte del team. Se Vettel non vince c’è pane per altri e si tiene il Mondiale aperto. Condividiamo perché l’assolo insistito di uno porta alla noia, ammazza lo spirito di chi deve guardare. Continua a leggere

La strana coppia

Tom e Jerry, Rubens e Michael benvenuti alla nuova puntata di c’eravamo tanto odiati.

Se ne vanno gli anni, cambiano squadre e contesti ma i due non perdono occasione per bisticciare, azzuffarsi, chiamare in causa la maestra.

A dire il vero la dinamica è sempre la stessa: il topo che provoca, il gattone un po’ ingenuotto finisce nella trappola e si prende la padellata in faccia.

Rubens si lagna, Michael chiede scusa. Non fosse che la faccia del pentimento è quella di uno che sa di aver stravinto ancora una volta. Continua a leggere

I’m a big boy

Nel giorno in cui Vettel fa l’ennesima figuraccia per eccesso di grinta, Mark Webber chiede garbatamente più attenzione da parte del team. Chiede finalmente di fare una scelta, di concentrarsi su di lui. Lo fa con la misura che lo contraddistingue. Senza clamori, senza puntare i piedi, appellandosi ad una logica di punti. La classifica gli concede un +28 su Vettel quando mancano sei gare ai conti finali. L’australiano la butta lì, suggerendo che sarebbe una scelta da fame di vittorie, come dire la più logica, la più sensata se la squadra ha intenzioni da titolo. Continua a leggere

Hamilton, averne!

Ci sono piloti che non mollano mai. Nemmeno alla fine. Nemmeno quando il premio in palio non comporta nessuna gloria.

Ci sono e, viene da dire, per fortuna. E’ una questione di orgoglio soprattutto oltre ad una quota di agonismo fuori misura, che non si ammorbidisce nemmeno quando la stagione entra storta e non c’è modo di raddrizzarla davvero.

Lewis Hamilton è di questa pasta. La pole di Abu Dhabi non è soltanto la dimostrazione di forza di una McLaren che, a differenza della Ferrari, ha portato avanti lo sviluppo fino all’ultima gara. E’ anche (e soprattutto) la dimostrazione della sua forza di volontà. Continua a leggere