Solo Loris…

C’è sempre stata una gran delicatezza nella sua furia. Ci sono occhi buoni, vispi e furbi nel suo sguardo. C’è una gran sensibilità per il prossimo nel suo individualismo. C’è l’annuncio del ritiro, ora, per Loris Capirossi. Non è solo una pagina che gira. È qualcosa di molto più grande. Tra sei gare saremo un po’ più vecchi e un po’ più soli in questo paddock che è stato il suo paese per 20 anni. Loris in 20 anni ha bucato almeno tre ere, viaggiando dal motociclismo semplice e rustico fino a questo, più ricco ed esasperato. Vinceva il suo primo mondiale, a 17 anni, che molti dei piloti di oggi non erano neppure nati. Continua a leggere

Tutto su Lorenzo

Uno ha fatto le vacanze sbracato sul divano, l’altro ha passato le giornate ad alzar pesi. Rossi e Lorenzo sono rimasti soli a mangiarsi la torta di questo mondiale, ma hanno due vissuti e due facce diverse. Mentre Valentino, in vantaggio, è inamovibile e solo virtualmente corteggiabile, Lorenzo si ritrova tirato dappertutto. E’ (stato) di fatto coinvolto su tre fronti: la Honda, la Yamaha e la Ducati.

In Hrc ora hanno mollato il colpo perché per sbilanciarsi in un ingaggio per Lorenzo fuorimercato tanto vale tenersi i piloti che ci sono che comunque vanno benissimo.

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Italmoto in crisi?

Dovi a Laguna

Pensare ad una Laguna tutta tricolore non rintrava nemmeno nei più assurdi discorsi da bar. Pur scartando la possibilità di un podio tutto italiano, eventualità normale fino a qualche anno fà, e mettendo al massimo in preventivo la vittoria 101 di Rossi, il gran premio degli Stati Uniti ha fotogrfato una situazione di crisi di quella che qualcuno chiamava l’italmoto.

Scartando Valentino Rossi, altro pianeta, e senza le soddisfazioni che di solito provengono da 125 e 250, con i vari Simoncelli, Pasini e Iannone, dalla MotoGP non arrivano affato buone notizie. Continua a leggere

Stoner e l’acqua santa

Rossi, Stoner e Lorenzo

Rossi, Stoner e Lorenzo

C’è un prologo da ricordare ora. Siamo a domenica sera e i team hanno appena deciso di rinviare il Gran Premio del Qatar a lunedì di Pasquetta. In sala stampa arriva Casey Stoner e sembra un canguro bastonato. Bisbiglia: non vuole correre. Cerca di convincere Vermuelen e di tirar dentro Capirossi. Basta, partiamo tutti per il Giappone. Chi lo ascolta, si domanda come mai un pilota che è stato davanti in ogni turno di prove, destinato a partire in pole su una pista che ama, preferisca annullare la gara. Manca la sicurezza, dice Casey e probabilmente a questo pensa e stop. Ma l’ ipotesi non frena qualche malignità così sintetizzabile: non si fida delle sue gomme, pensa di non riuscire a finire una gara su ritmi adeguati al podio alto.
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