Felipe Alonso

Uno è sereno, carico e veloce, l’altro è teso, accigliato e meno tonico – in pista – di quanto sappia. Parliamo del box Ferrari, ma non avremmo mai immaginato che i soggetti delle due frasi sarebbero stati nell’ordine, prima Massa e poi Alonso. Perchè Felipe si è alonsizzato o, se volete, Fernando si sta massizzando. Questione di circostanze e bioritmi, con il brasiliano nella miglior posizione in cui un pilota possa sperare: libero di schiacciare, anzi invitato a farlo, ma senza eccessive pressioni, con l’inchiostro bello fresco sul contratto e il grafico della stagione che punta in sù. Continua a leggere

Il circo ricco e viziato a Delhi

L’argomento è un bel ginepraio che si snoda tra possibili accuse di retorica e reazioni insofferenti per una situazione arcinota. Ma se nella situazione arcinota ci capiti dentro per qualche giorno, qualche ora, qualche camminata serale, allora le cose cambiano e ti viene di getto di scrivere che venire con la F1 qui è molto forzato, praticamente indecoroso.

C’è San Paolo con le favelas, direte, va bene. La Cina, dove si va da qualche anno, era messa così se non peggio solo un paio di lustri fa e va bene, ma la sensazione di disagio e imbarazzo che chi scrive sta vivendo, passando come se niente fosse da un’intervista all’altra, è presente qui come in nessun’altro posto. Complicato ritrovarsi addirittura al limite della lamentela, perchè la rete è lenta o lo shuttle hotel-autodromo in ritardo. Lavarsi i denti con l’acqua minerale per evitare probabilissime gastrointeriti o scegliere, per lo stesso motivo, piatti caldi scartando altro che per altri, qui, sarebbe una manna. Continua a leggere