Crederci serve

Mantenere la calma come segno di forza. Non perdersi nel caos delle voci che ti danno perduto, fuori, finito in anticipo.

La Ferrari è in recupero, anche se non sappiamo ancora quantificare il peso del passo in avanti.

Un podio è una soddisfazione grande ma ovviamente i numeri si fanno sulle tendenze, non sul colpo singolo. Eppure ci sentiamo di tributare una dichiarazione di stima per l’atteggiamento degli uomini di Maranello. Continua a leggere

SuperSeb, provate a prenderlo

I baskettofili avranno presente Larry Bird che vince una gara di tiri da tre alzando al cielo l’indice destro, mentre l’ultimo pallone (quello a spicchi) è ancora in aria. Lui si gira verso il pubblico fa segno di aver vinto e dietro alle sue spalle gli spicchi fanno pluf nella retina!

Ecco, un gesto di estrema figaggine che la gran parte della popolazione maschile (e non solo i baskettari) gli invidieranno a vita. Un gesto di manifesta superiorità che è come quello di Vettel che scende dalla macchina, si togli il casco, si beve un caffè e sfoglia un giornale, mentre gli altri ancora si affannano a rincorrere in pista un tempo, il suo, che non beccheranno mai.

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Poche balle

Se il venerdì conta come il due di picche o tutt’al più come i test invernali, parliamo d’altro nell’attesa delle qualifiche turche.

E cioè di Alonso che si dichiara senza problemi ballista (nell’intervista del collega di Repubblica, Marco Mensurati).

Bè: bene?! “Se qualche bugia mi serve per vincere non ho problemi a dirla davanti ai microfoni“. Continua a leggere

I conti che non tornano

I nomi in questione sono tre: Button, Vettel, Alonso. Segnalano tre delusioni, diverse nei contenuti ma comunque piuttosto evidenti. Button ha mostrato in Turchia un lato di se stesso odioso. Il suo sorpasso da bulletto nei confronti di Hamilton quando i giochi erano fatti, quando le comunicazioni dai box avevano chiarito lo stato delle cose, quando era apparso evidente cosa può accadere in una guerra tra compagni  con la corsa in tasca, è sembrato la cosa peggiore del Gran Premio turco. Con il seguito, stucchevolissimo, basato su una faccia da finto tonto, su sorrisi e abbracci teatrali mentre appariva evidente quanto la faccenda dell’amicizia e balle varie, per Hamilton, fosse finita lì. Con un controsorpasso che ha chiarito il peso specifico dei due ragazzi McLaren. Continua a leggere

L’ossessione di Vettel

Prendi una squadra giovane e brillante nella comunicazione, metti un genio come Adrian Newey a progettare la macchina, tieni un pilota d’esperienza senza troppe pretese come Mark Webber e punti su un predestinato come Sebastian Vettel.

Era la fotografia dell’ambiente ideale, del team perfetto. Era, già perché ora i dati di realtà con i quali abbiamo a che fare sono altri e a fornirli al mondo sono state le sequenze dell’entrata killer di Vettel  a Istanbul.

Sebastian è giovane, è ambizioso, non ha ancora smaltito la rabbia per un mondiale buttato via da lui e dalla squadra nel 2009. Per Vettel questa DEVE ESSERE (il maiuscolo serve a sottolineare l’imperativo nella mente del pilota) la stagione del titolo mondiale, l’anno del passaggio da promessa a campione vero. Continua a leggere