Dall’Australia con furore

Le sensazioni sono tre. Che Webber da questa parti si trasformi, come il 2010 faceva ipotizzare; che Vettel stia iniziando, giustamente, a fare due conti in ottica mondiale, prima di scaraventarsi in curva flat-out con l’asfalto umidino; che Alonso senta a sorpresa l’odore del sangue, a sorpresa perchè se sulla carta c’era un tracciato dove difendersi era questo.

Quindi? Quindi verrebbe da tifare Mark, volendo puntare a una stagione che non finisca dopo domani e verrebbe da tifare Alonso, volendo parlare di sorpassi e remontada più che di percentuali di scarico in rilascio. Continua a leggere

“Ho visto Maradona”

Qualcuno sulle tribune del Montmelò il motivetto l’ha accennato, con tanto di “Mi batte il corason” e “Mamma, mamma, mammam, innamorato son”. Perché, pensatela un po’ come volete, ma avere Maradona, quando le cose vanno male, aiuta. Eccome se aiuta. Palla a lui e lì tutti a guardare. Un dribling di 4 km e sei per buttar dentro di piatto sinistro un golaso che quel Fernando De Napoli di Felipe Massa neanche si sogna. Continua a leggere

Poche balle

Se il venerdì conta come il due di picche o tutt’al più come i test invernali, parliamo d’altro nell’attesa delle qualifiche turche.

E cioè di Alonso che si dichiara senza problemi ballista (nell’intervista del collega di Repubblica, Marco Mensurati).

Bè: bene?! “Se qualche bugia mi serve per vincere non ho problemi a dirla davanti ai microfoni“. Continua a leggere

Vettel fa più paura

Australia 2010: Vettel rifila 2 decimi ad Alonso alla seconda del mondiale. Come andò a finire otto mesi dopo si sa.

Ora, in via del tutto scaramantica diciamo che figurati se possiamo metterci qui a fare un’equazione con l’Australia di oggi… Sarebbe drammatico ipotizzare come potrebbe andare la stagione.

Però? Però viene il terribile sospetto che il rischio sia piuttosto corposo, perchè abbiamo imparato che da come nasce una macchina si possono prevedere molte cose. Continua a leggere

Una Formula, mille regole

I complimenti del venerdì non vanno né alla McLaren né alla Ferrari, ma a quei genietti che ogni fine stagione si mettono lì e cambiano un paio di regole. Bene, bravi.

Ottimo il risultato di questa Formula 1 che per interpretarla servono tre lauree e il brevetto da astronauta. Una volta, l’anno scorso, c’era la menata della benzina e delle gomme. Oggi abbiamo l’ala mobile, il Kers, le gomme che ti mollano di botto e ovviamente il buon vecchio carico di benza. Continua a leggere