L’ossessione di Vettel

Prendi una squadra giovane e brillante nella comunicazione, metti un genio come Adrian Newey a progettare la macchina, tieni un pilota d’esperienza senza troppe pretese come Mark Webber e punti su un predestinato come Sebastian Vettel.

Era la fotografia dell’ambiente ideale, del team perfetto. Era, già perché ora i dati di realtà con i quali abbiamo a che fare sono altri e a fornirli al mondo sono state le sequenze dell’entrata killer di Vettel  a Istanbul.

Sebastian è giovane, è ambizioso, non ha ancora smaltito la rabbia per un mondiale buttato via da lui e dalla squadra nel 2009. Per Vettel questa DEVE ESSERE (il maiuscolo serve a sottolineare l’imperativo nella mente del pilota) la stagione del titolo mondiale, l’anno del passaggio da promessa a campione vero. Continua a leggere

Il caso Kubica

Noto, in molti commenti che il fatto di aver vinto un titolo mondiale o meno viene considerato comunque decisivo in una polemica tra appassionati. E’ un po’ la frase che dovrebbe servire a tappare la bocca a chi discute. Eppure questo sport presenta una lista assai rilevante di piloti eccezionali non premiati dal titolo mondiale. La ragione è evidente: talvolta una carriera bisticcia un po’ con il destino. Creando snodi tali da impedire l’incontro tra un grande corridore e una grande macchina. Del resto, alcuni piloti non stratosferici hanno avuto fortune opposte. Ma ora abbiamo, da tempo e sotto gli occhi, un caso esemplare. Continua a leggere

Hamilton, averne!

Ci sono piloti che non mollano mai. Nemmeno alla fine. Nemmeno quando il premio in palio non comporta nessuna gloria.

Ci sono e, viene da dire, per fortuna. E’ una questione di orgoglio soprattutto oltre ad una quota di agonismo fuori misura, che non si ammorbidisce nemmeno quando la stagione entra storta e non c’è modo di raddrizzarla davvero.

Lewis Hamilton è di questa pasta. La pole di Abu Dhabi non è soltanto la dimostrazione di forza di una McLaren che, a differenza della Ferrari, ha portato avanti lo sviluppo fino all’ultima gara. E’ anche (e soprattutto) la dimostrazione della sua forza di volontà. Continua a leggere

Rossi, un Mondiale più vicino

Non ha vinto il mondiale, no, ma che passo avanti. Quello di Valentino è un secondo posto che dice essere il più bello della sua carriera. La sostanza del ragionamento è nella gara a cercare di tener dietro a Casey Stoner con la sua Ducati. Phillip Island ormai, lo dice la storia è una questione di condominio tra i due. Va proprio fortissimo Stoner qui. Tenergli dietro è proprio solo roba da Rossi, tant’è che alle loro spalle han fatto il vuoto e basta. Dire che Stoner è guarito è poco. I suoi malanni li ha presi a calci nel sedere, respinti nell’oblio, anche se gli resterà il rimpianto di un mondiale che si poteva vincere. Ma coi se e coi ma nessuno ci ha mai combinato niente. Si è fermato e basta. E’ tornato a vincere e basta.
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Il campione? C’è già

Rubens Barrichello è il vincitore morale di questo campionato del mondo. Ma sì, una bella lezione. A Jenson Button per cominciare che probabilmente campione del mondo lo sarà per davvero; a chi critica Rubinho da un pezzo (noi compresi) per un rendimento non sempre di prima classe. La voglia e l’entusiasmo che sta mettendo in pista il trottolino di San Paolo è ammirevole. Ed offre un controbalzo alle apparenze del proprio destino. Continua a leggere