Diametralmente opposti

Si fa presto a cambiare tutto. Molto presto, troppo presto. Dal sabato alla domenica di gara, i giudizi su Rossi e la Ducati sono costretti a lasciarsi rovesciare dal solito risultato: con il quinto posto la sua è la miglior Ducati al traguardo. Ed è anche il suo miglior risultato dell’anno sull’asciutto. Niente di che per la verità, non fosse che il tutto fa a pugni con le critiche per il secondo e due decimi rimediato in qualifica, risultando decimo mentre Barbera (con Ducati vecchia) e Hayden (con moto uguale), partivano in prima e in seconda fila, lasciando a Rossi la responsabilità di spiegare quello che pareva un fatto personale tra lui e lui, o tra lui e la moto. Continua a leggere

Dall’Australia con furore

Le sensazioni sono tre. Che Webber da questa parti si trasformi, come il 2010 faceva ipotizzare; che Vettel stia iniziando, giustamente, a fare due conti in ottica mondiale, prima di scaraventarsi in curva flat-out con l’asfalto umidino; che Alonso senta a sorpresa l’odore del sangue, a sorpresa perchè se sulla carta c’era un tracciato dove difendersi era questo.

Quindi? Quindi verrebbe da tifare Mark, volendo puntare a una stagione che non finisca dopo domani e verrebbe da tifare Alonso, volendo parlare di sorpassi e remontada più che di percentuali di scarico in rilascio. Continua a leggere

Rossi ci mette la faccia

Premessa:
1) Quello che guidava la Ducati prima di lui ora vola in sella alla Honda.
2) Il suo ex compagno di squadra con la sua ex moto è in testa al mondiale.
3) C’è un altro pilota italiano che va forte e rischia di rubargli la scena.
4) La miglior Ducati sulla griglia è quella di Karel Abraham, sesto.
5) Lui è 13°, staccato di 3 secondi e 761 millesimi dalla pole position, a un secondo e sei decimi dal sopracitato Abraham.

Purtroppo si tratta di Valentino Rossi, alle prese con il peggior fine settimana della sua carriera quando tutti eravamo in attesa di un altro sensibile cambio di passo. Continua a leggere

SuperSeb, provate a prenderlo

I baskettofili avranno presente Larry Bird che vince una gara di tiri da tre alzando al cielo l’indice destro, mentre l’ultimo pallone (quello a spicchi) è ancora in aria. Lui si gira verso il pubblico fa segno di aver vinto e dietro alle sue spalle gli spicchi fanno pluf nella retina!

Ecco, un gesto di estrema figaggine che la gran parte della popolazione maschile (e non solo i baskettari) gli invidieranno a vita. Un gesto di manifesta superiorità che è come quello di Vettel che scende dalla macchina, si togli il casco, si beve un caffè e sfoglia un giornale, mentre gli altri ancora si affannano a rincorrere in pista un tempo, il suo, che non beccheranno mai.

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