Il guado di Todt

La Federazione Internazionale farà appello contro la decisione del tribunale francese che, in sostanza, ha annullato la durissima sentenza della stessa Fia contro Briatore. Un appello destinato quasi certamente al fallimento.  Jean Todt, neo eletto, sembra già immerso nei guai: per molti versi doveva prendere una decisione a tutela della massima istituzione del motorismo sportivo, per altri versi questa decisione risulta comunque annodata. Continua a leggere

Le prove dove sono?

Flavio Briatore radiato da ogni attività motoristica a tempo indeterminato, non potrà più nemmeno gestire piloti impegnati in gare ufficiali. Questa la decisione del consiglio mondiale Fia. Una condanna all’ergastolo, accanita, severissima. Ben più grave della squalifica per 5 anni inflitta al capotecnico Symonds mentre a Nelsinho Piquet che pure ha cospirato per produrre l’incidente volontario di Singapore viene garantita totale immunità.

Le prove? La Fia si è accontentata dell’ammissione di colpa offerta dalla Renault che diventa quindi la principale accusatrice del manager italiano. Il quale ha ora la sola possibilità di ricorrere presso al giustizia civile, cosa che farà senz’altro a brevissima.

Abbiamo ipotizzato che questo processo potesse somigliare ad un regolamento di conti. Questa sentenza per molti verso lo conferma. Abbiamo ipotizzato un doppio patto tra la Fia Piquet e la Renault. Questa sentenza non cancella il sospetto. Perché non contiene alcuna spiegazione, alcuna prova esplicita. Continua a leggere

Ferrari: il valore della sentenza

Chi ha vinto il match di Parigi? La Fia, a prima vista. La Ferrari nella sostanza. Vediamo di capire.1. La Ferrari aveva chiesto una procedura di urgenza perché la Fia ha fissato il limite delle iscrizioni al Mondiale 2010 al 29 maggio. Questa richiesta non è stata accolta dal giudice. Motivo: il giudice non ha potuto stabilire se la Ferrari avrebbe potuto far valere il suo diritto di veto nelle riunioni del Consiglio Mondiale del 17 marzo e del 29 aprile scorsi. Quindi non è stato in grado di definire urgente una azione che avrebbe potuto essere anticipata. Continua a leggere

Quei buchi non sono buchi

Venti pagine. 89 punti. Il grande festival della parola, dell’argomentazione, del cavillo prende forma nelle ‘motivazioni della sentenza sui diffusori’. C’è da dire che i cinque giudici della Corte d’Appello la questione se la sono presa piuttosto a cuore. Un milione di paragrafetti per mettere a tacere tutti quelli che, dopo otto ore di complicate dissertazioni tecniche, si erano meravigliati nel sentir dire che sarebbe stata una decisione ‘facile’.

Facile? Avevamo obiettato tutti. Ma come? Ci sono volute poche ore per la sentenza, la vera punizione è arrivata cinque giorni dopo. Punizione, diciamo, e non è un errore, perchè il documento in questione è tortuoso, faticosissimo da leggere. Le motivazioni hanno la pretesa di chiarire ed invece complicano. Si parla di regolamenti tecnici, ci si aggrappa al significato delle parole, come nemmeno in un saggio di linguistica. Continua a leggere