A Sepang chiacchiere a zero

Primo tema: in Malesia è andata in scena la dimostrazione pratica che in moto le chiacchiere stanno a zero. Che a parole puoi tentare con tutta la tua carica moralista di moderare Marquez, come aveva fatto Lorenzo nella conferenza stampa del giovedì, ma poi quando te lo trovi lì vicino in pista rischi di comportarti esattamente come lui, sfoderando un’aggressività che altrimenti sarebbe sconosciuta. In conclusione: lottando per il secondo posto e per il mondiale, mentre Pedrosa se ne andava sudato ma felice a vincere facile (si fa per dire), Lorenzo ha fatto il Marquez e Marquez ha fatto il Lorenzo. Uno, Lorenzo, si è trovato a dover combattere con tutte le armi che aveva addosso compreso il contatto fisico, e l’altro , Marquez, si è trovato ad un certo punto a dover usare la testa. Finché è durata. Ed è stato molto bello. Perché poi la pista malese ha promosso un’altra volta la Honda sulla Yamaha. Continua a leggere

Marquez giudicato per il pregresso

Se uno nasce pera non diventerà mai banana e uno che è nato aggressivo, individualista e diavoletto in pista come Marquez non sarà mai un angioletto buono e altruista. Nel Motomondiale la patente funziona al contrario rispetto a quella di noi comuni mortali, nel senso che qui i punti te li aggiungono e quando raggiungi il monte massimo di quattro parti dal fondo, mentre se arrivi a sette salti proprio la gara. Il rischio che a Marquez comminassero due punti (quelli che gli mancavano per fare quattro) per il lieve contatto con Pedrosa ad Aragon cacciandolo in fondo allo schieramento della Malesia non è mai stato concreto. Solo ad essere sospettosi cronici si poteva pensare che avrebbero penalizzato il Cabroncito in maniera così pesante da riaprire del tutto i giochi per il mondiale. L’interesse non prevale sempre e per fortuna sulle questioni sportive. Continua a leggere

Io sto con Vettel

Io sto con Vettel. Non solo perchè la manovra su Webber è stata un lampo di luce nel Gp di Malesia, una dimostrazione di come si fa sport (che non dovrebbe essere mettersi d’accordo sul risultato). Sto con Vettel perché nonostante i suoi 25 anni ha abbastanza personalità per ribadire la sua scelta, ovvero quella di attaccare e giocarsela sempre. Ok, è forte di tre titoli mondiali ma potrebbe cedere all’ipocrisia, dire la cosa corretta, quella che è unanimemente considerata ‘giusta’ solo per piacere di più. Non lo fa perché non gli importa piacere a tutti i costi e anzi infila una serie di frasi che lo faranno odiare ma credo mostrino le sue spalle larghe.  Continua a leggere

Il Gran Premio “comandato”

Dalla giornata delle comunicazioni male interpretate, inascoltate, magari non udite, ma anche di quelle ben comprese e rispettate, viene fuori una Formula Uno che, se non vuole che le settimane tra un gran premio e l’altro vivano solo di polemiche e recriminazioni, deve darsi una regolata. In pista c’è gente il cui cuore per un’ora e mezza pompa a 200 battiti al minuto, il cui cervello ha pochi centesimi per calcolare una mossa e metterla in pratica. Ragazzi pronti, allenatissimi, che guidano e vengono guidati.  Ecco, appunto, forse sta qui il granello di sabbia che qualche volta finisce nell’ingranaggio. Continua a leggere