Gli italiani non decollano

Tutti d’accordo sul fatto che la Superbike, con doppio traguardo ad ogni round, concede  possibilità di immediata rivincita a chi ha iniziato la giornata in maniera storta. Al giro portoghese è  puntualmente successo, vedi un Eugene Laverty vincitore in gara due dopo l’arrosto di mezzogiorno del motore della sua Aprilia. Ma è capitato anche l’opposto, bersaglio della sfortuna Marco Melandri, fantastico e felice prima per la vittoria in volata dopo numeri pazzeschi, depresso poi perché tradito e salutato troppo presto dalla gomma posteriore. Continua a leggere

Spettacolo e sicurezza a Monza

Spettacolo e sicurezza, le due facce della medaglia monzese. Le gare, tutte e 5 tra sabato e domenica, si sono concluse con un distacco tra primo e secondo che varia dagli 85 millesimi ai 7 decimi, con gara 1 Superbike che ha visto Melandri, Sykes e Laverty chiusi in un solo decimo. Non sono mancati sorpassi decisivi all’ultimo giro o all’ultima curva, vedi Lowes in Supersport alla Roggia con numero da circo e Morrentino che sotto la pioggia stacca così su Salvadori alla Parabolica in Superstock 600. Paurosa la collezione dei botti. C’è chi ha fatto tutto da solo, come Akiyoshi intento a volare e sbriciolare la sua Honda sabato pomeriggio dopo che 24 ore prima Chaz Davies aveva distrutto la sua BMW alla seconda curva di Lesmo. Continua a leggere

Aprilia da primato, crisi Ducati

Tre gran premi in Superbike vogliono dire sei gare,  strada fatta quanto basta quindi per fare un primo bilancio tecnico. Caviamoci subito il dente che fa male con la Ducati, la nuova e ancora acerba Panigale che non dà segni, nemmeno su una pista amica come Assen. Tutte le qualità che rendevano competitiva la bicilindrica, agilità, motore pronto in basso soprattutto, sono sparite, mentre resta l’annoso problema della velocità massima, di poco superiore a quella della Panigale che vince in Superstock, a proposito, complimenti a Eddi La Marra per la sua volate vincente ad Assen e a Niccolò Canepa per il podio, e di gran lunga inferiore a quelle delle 4 cilindri avversarie, con non poca preoccupazione per quello che potrà succedere a Monza.  Continua a leggere

Melandri, manca qualcosa

Dopo due gran premi, che dal superbikese si traduce in quattro gare, siamo già all’inseguimento, alla rincorsa, che dopo quanto visto ad Aragon potrebbe diventare un pochino affannosa a meno di altri colpi di scena. Marco Melandri, quarto in classifica con 43 punti, paga già un distacco di 42 lunghezze da quel Sylvain Guintoli che con la sua Aprilia non sbaglia un colpo, che con una vittoria e tre secondi posti fa paura per la sua costanza di rendimento. Marco, che sulla carta è uno dei più seri pretendenti al titolo, ha da mettere in conto la mancanza di una bella quantità di punti lasciati senza colpa sull’asfalto di Phillip Island quando l’amico Carlos Checa lo ha tamponato.  Continua a leggere

E’ Checa il prototipo Sbk

La copertina di questa Superbike australiana ha il faccione sorridente e squadrato di Carlos Checa. Detto del dominio Aprilia, che unisce allo stato di grazia della RSV4 una strategia perfetta per volare sulle Pirelli, è comunque il Toro che impersonifica più di tutto la ruvida filosofia del campionato.

Pronti via è in ospedale (per l’occlusione intestinale), si mette in pista e tira un volo da ringraziare tutti e tornare a casa, firma una superpole sulla quale neanche i ducatisti avrebbero scommesso mai e chiude con un’altra mazzata in grado di piegare un peso massimo di 25 anni. Mazzata figlia dell’impeto di voler andare oltre i limiti di una Panigale ancora da sviluppare. Poi? Poi un po’ di ospedale e via, aereoporto direzione Europa con la testa su Aragon, 14 aprile, e sui 45 punti da recuperare.

Un pazzo? Dipende dai punti di vista. Senz’altro uno che si prende per ora la copertina del mondiale, con quelle rughe in faccia che farebbero pensare a una station wagon, con bambini e cane dietro, e invece continuano a farsi strizzare dentro un casco, come se niente fosse. Un ritratto in bianco e nero di Richard Avedon, con barba di due giorni, capelli schiacciati e occhi che brillano. 41 anni dopo l’estate, è lui il prototipo SBK: “niente fighetti, gas spalancato e poche scene”. Lui, in mezzo ad altre facce pronte per la copertina, tra botte, fratture e interventi che tanto incutono rispetto a chi da casa segue,  poltrona in pelle, come la tuta.